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Malattia reumatica nemica della coppia e del sesso


Un nemico insidioso anche sotto le lenzuola. Le malattie reumatiche come le spondiloartriti. I pazienti lamentano incursioni nella vita lavorativa, ma anche privata. E in circa un caso su 5 la patologia influisce sulla vita sessuale. E’ la foto scattata da un’indagine promossa dall’Associazione nazionale malattie reumatiche (Anmar), e realizzata in collaborazione con Doxa-Pharma su un campione di 770 pazienti con spondiloartriti in 18 regioni italiane. Il malessere dovuto alla malattia entra nella vita di tutti i giorni e condiziona circa un malato su 4 nelle proprie relazioni interpersonali. E anche l’amore ne fa le spese. La vita sessuale, secondo quanto emerge dalla ricerca presentata oggi a Milano, risulta compromessa sia per chi soffre di spondilite anchilosante, che per chi e’ affetto da artrite psoriasica. Circa il 21% parla di influenze su questo aspetto.

La malattia crea distanza e inficia la qualita’ della comunicazione con il partner, spiegano gli autori della ricerca durante la presentazione del progetto (intitolato Atlantis da Anmar e realizzato con il contributo incondizionato di Abbvie). E fra coloro che vivono quotidianamente questa situazione di frustrazione, piu’ di un terzo (37%) si tiene tutto dentro e non ne ha mai parlato con nessuno. La malattia, continuano a raccontare i pazienti, cambia la vita radicalmente: 6 su 10 non si sentono piu’ gli stessi. E la donna risulta piu’ colpita nella sua autopercezione rispetto all’uomo. “La donna – spiega Gabriella Voltan, presidente di Anmar – soffre piu’ delle difficolta’ nella vita quotidiana e nell’accudimento della famiglia. L’uomo sente di piu’ il peso dei problemi incontrati sul fronte sessuale”.

In generale piu’ del 50% dei pazienti ha provato sentimenti di disagio o rabbia a causa della malattia. Il 58% ritiene che possa avere riflessi negativi sulla possibilita’ di praticare sport, il 53% sulla gestione della quotidianita’, il 48% sulla capacita’ di svolgere l’attivita’ lavorativa, il 26% appunto sul rapporto con il partner, il 19% sulla capacita’ di socializzare. Ed effettivamente, guardando alle abitudini dei pazienti intervistati, nell’ultimo trimestre il 73% dichiara di non aver praticato sport mentre il 50% racconta che la malattia non e’ stata vissuta positivamente dalla famiglia.

Per Voltan uno degli obiettivi deve essere quello di “migliorare in modo fattivo la vita di queste persone, favorendo diagnosi sempre piu’ tempestive, trattamenti efficaci ed appropriati e, non da ultimo un sostegno psicologico”.

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