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Cyber-guerra di Obama, chiesta agli 007 la lista dei bersagli

Washington - Il presidente Barack Obama e il presidente cinese Xi Jinping

Anche Barack Obama porta avanti una vera e propria offensiva a colpi di attacchi informatici. Lo scorso ottobre l’inquilino della Casa Bianca firmo’ una direttiva top secret con cui chiedeva ai vertici dell’intelligence una lista di possibili bersagli nel mondo da colpire con cyber attacchi, in modo da ”far progredire gli obiettivi americani”. A farlo sapere sono il Guardian e il Washington Post con l’ennesimo scoop coordinato che mette di nuovo in forte imbarazzo l’amministrazione Obama. Un altro durissimo colpo, dal tempismo quanto meno sospetto: proprio in queste ore in cui emergono sconcertanti particolari sulla ‘cyber guerra’ di Obama, il presidente sta chiedendo ”regole comuni” al presidente cinese Xi Jinping, capo del governo spesso accusato di essere il mandante di tantissimi hackeraggi ai danni di istituzioni americane. Un braccio di ferro che va avanti da anni e che oggi pero’, alla luce di queste notizie, costringe il presidente Usa in una posizione di debolezza. Secondo i due giornali, infatti, lo stesso Obama in tema di cyberguerra, in questi mesi, non e’ stato affatto con le mani in mano: nella direttiva entrata in possesso dai due quotidiani si legge che il ‘Commander in Chief’ e’ pronto a ordinare azioni ”non convenzionali e uniche allo scopo di promuovere gli obbiettivi di interesse nazionale Usa in tutto il mondo”. Un documento corposo di circa 18 pagine, chiamato ‘Presidential Policy Directive 20’, in cui si definiscono le cosiddette ‘Offensive Cyber Effects Operations’, azioni grazie alle quali gli uomini dell’intelligence, ”con un preavviso minimo o nullo” possono ”identificare possibili obiettivi di rilevanza nazionale” da combattere con ”cyber-operazioni offensive”. Azioni in grado di offrire, al netto dei rischi e dei benefici, vantaggi rispetto ad altri metodi a disposizione del governo. La direttiva autorizza interventi solo all’estero. Tuttavia, si prevedono operazioni anche in territorio americano solo se ci si trova di fronte a una ‘emergency Cyber Action’, cioe’ nel momento in cui un attacco informatico fosse necessario per affrontare ”una minaccia imminente o in corso contro gli interessi nazionali americani”. Insomma, un’altra fuga di notizie che ha reso ancora piu’ complicato il vertice informale tra Usa e Cina in un lussuoso resort della California. Secondo i piani degli americani, durante il loro lungo faccia a faccia, Barack Obama avrebbe potuto chiedere conto al suo omologo cinese dei continui attacchi che il Dragone porta ormai da anni a istituzioni, giornali e aziende americane. Lo stesso Obama, seppure in un clima di grande dialogo e cooperazione, al termine del primo giorno di colloqui ha chiesto a Xi ”regole comuni per trovare soluzioni al problema dei cyber attacchi”. Un appello a cui l’astuto leader cinese ha risposto dicendosi ovviamente disponibile al confronto. Aggiungendo tuttavia che ”anche la Cina e’ vittima di attacchi informatici”. Come dire, in questa materia, caro Barack, chi e’ senza peccato scagli la prima pietra. E manco a dirlo poche ore dopo, probabilmente non a caso, il Guardian e il Washington Post hanno pubblicato la prova che anche Obama ha messo a punto una strategia offensiva contro bersagli Usa in giro per il mondo

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