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De Magistris non è più il re di Napoli: “contro di me macchina del fango”

Alta tensione tra Comune e Procura a Napoli, il sindaco De Magistris twitta: “Macchina del fango”. Dopo l’avviso di garanzia per le buche e i contraccolpi determinati dall’indagine sulla bonifica di Bagnoli, cala il gelo tra l’amministrazione e l’ufficio inquirente. La settimana si è chiusa con la improvvisa accelerazione nell’inchiesta sugli appalti per la Coppa America che ha coinvolto anche il fratello del sindaco, Claudio e le perquisizioni scattate nei confronti del capo di gabinetto Attilio Auricchio, . E conferma che la luna di miele, tra l’inquilino di Palazzo San Giacomo e gli ex colleghi della Procura, è definitivamente conclusa.
“Non si è mai visto un sindaco indagato per le buche”, ha ribadito ancora venerdì sera de Magistris, che per il dissesto del manto stradale cittadino è indagato dal pm Stefania Buda per attentato alla sicurezza dei trasporti e omissione in atti d’ufficio. Per la Coppa America, invece, i pm Graziella Arlomede e Marco Bottino ipotizzano invece i reati di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nei confronti di Auricchio e Claudio de Magistris. “Luigi sbaglia se si sente sotto attacco da parte della magistratura”, ragiona l’ex procuratore Giandomenico Lepore, che ha conosciuto il futuro sindaco quando, giovane pm a Napoli, aveva dato già prova del suo carisma nelle battaglie associative sfociate nel trasferimento per incompatibilità dell’allora capo dei pm Agostino Cordova.
Sottolinea Lepore: “Le indagini di questi giorni non sono certo dettate dalla volontà di colpire l’amministrazione comunale. Né si può addossare la colpa alla Procura se si dispongono accertamenti a seguito di una denuncia o se quale oppositore politico cavalca la situazione. Esiste piuttosto un’anomalia del nostro sistema, che trasforma un avviso di garanzia in un polverone, ma questo è un altro discorso. Di sicuro – aggiunge Lepore – posso assicurare che i pm impegnati in queste inchieste sono persone perbene: lo è Graziella Arlomede con la quale ho lavorato, e come lei Stefania Buda. Lo stesso posso dire per il collega Bottino, anche se è arrivato in Procura quando ero già andato via”.

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