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Iran al voto aspettando (invano) l’onda verde

E’ caduto ancora una volta nel vuoto, stasera a Teheran, un appello dell’opposizione iraniana a sfidare il regime sfruttando un raduno di massa: dopo analoghi episodi nei mesi passati in parchi affollati ed incroci intasati, stavolta l’auspicio di chi vorrebbe scatenare una nuova ”onda verde” non si e’ realizzato nello stadio Azadi, quasi pieno per una partita della nazionale ma intento solo a fare la ”ola” inneggiando all’Iran e a un santo dello sciismo. In occasione di Iran-Libano di un girone di qualificazione della Coppa del Mondo, siti di opposizione ieri avevano esortato gli iraniani a recarsi allo stadio per scandire uno slogan ricorrente durante le proteste del 2009 contro la controversa rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. L’ANSA ha potuto constatare pero’ che lo slogan indicato (”Niente Gaza, niente Libano, la mia vita per l’Iran”) non e’ stato mai intonato e si e’ sentito scandire chiaramente solo ”Iran, Iran” o invocare piu’ volte un antico imam, con la frase ”aiutaci a far goal”. Invocazione esaudita: nel derby dell’islam sciita, la nazionale iraniana ha battuto il Libano per 4-0. La tecnica di mescolare il segnale di opposizione alla presenza di un gran numero di persone per evitare di affrontare la polizia in manifestazioni sempre non-autorizzate era stata utilizzata nei mesi passati chiedendo di suonare il clacson in un incrocio di Teheran nord particolarmente intasato o di recarsi in un parco in una bella giornata d’estate: situazioni in cui il riscontro dell’adesione era oltremodo controverso. Stasera il riferimento (scandire il determinato slogan) era piu’ preciso, ma non si e’ realizzato a differenza peraltro di quanto avvenuto martedi’ scorso al funerale di un ayatollah riformista trasformatasi a Esfahan in un corteo contro ”la dittatura”. Nel catino ondulato dell’Azadi, irto di bandiere tricolori dell’Iran, come ha annunciato il display c’erano 91.300 spettatori che hanno fatto spesso la ”ola” (in Iran si chiama ”Mexik”, Messico) scandendo slogan al ritmo di almeno una gran cassa. Due gigantografie dei barbuti volti severi del fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Khomeini, e della Guida suprema Ali Khamenei, onnipresenti nei luoghi pubblici, hanno vigilato sull’evento in cui si sono notate solo bandiere iraniane e nessun simbolo del movimento dell’Onda verde represso nel sangue quattro anni fa. Nella mefitica aria inquinata da esalazioni di benzina ”euro 0” caratteristica di Teheran e 35 gradi al crepuscolo, il deflusso e’ stato ordinato e la polizia e’ restata a braccia conserte e senza protezioni anti-sommossa nonostante ci fosse qualcuno che temeva disordini in seguito all’appello alla protesta). L’asfalto prospiciente lo stadio era tappezzato di volantini elettorali coi volti dei candidati autorizzati dai Guardiani della Costituzione e di contrario alla repubblica islamica si e’ notato solo una battuta irriverente rivolta al figlioletto di un mullah. Il piccolo pero’ se l’era cercata: oltre ad essere avvolto in un tricolore iraniano, aveva in testa un buffo cappello da jolly jocker anch’esso bianco-rosso e verde che stonava accanto al severo turbante del genitore.

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