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Pd, scontro renziani-bersaniani sulle regole. Zingaretti: non mi candido

“Lo vengano a spiegare. A noi, agli iscritti, ai militanti, a quelli che hanno votato alle primarie. Ci vengano a spiegare perche’ dovremmo restringere la partecipazione”. Lo sfogo in Transatlantico di Lorenzo Guerini, renziano in commissione Congresso, da’ il segno del dibattito che agitera’ il Pd nelle prossime settimane. La reazione e’ al documento firmato dai bersaniani Stefano Fassina, Maurizio Martina e Alfredo D’Attorre. Nel testo, che sara’ illustrato stasera in una riunione di area, si suggerisce di affidare agli “iscritti” l’elezione dei segretari provinciali e regionali e di usare l’albo degli iscritti delle primarie per coinvolgere i cittadini che sono andati a votare per il candidato premier. Insomma, le primarie per eleggere il nuovo segretario del Pd non sarebbero, in questo modo, aperte a chiunque volesse partecipare. “Facciamo votare gli iscritti? Io non ho visto i dati del tesseramento -incalza Guerini- ma non credo siano esaltanti. Dico, ma vogliamo davvero passare dai 3 milioni delle ultime primarie a 150mila persone?”. A non condividere l’impostazione del documento bersaniano ci sono anche Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria, e pure Matteo Orfini. “Non sono per niente d’accordo”, dice sancendo la frattura con Fassina, collega nella ormai ex-area dei ‘giovani turchi’. In tutto questo i franceschiani cercano di trovare una mediazione e al momento non si schierano. Oggi Dario Franceschini ha riunito al Senato i fedelissimi per fare un punto. Una chiacchierata veloce da aggiornare in vista della prima riunione della commissione Congresso fissata per lunedi’. Nel fiorire di documenti e prese di posizione delle varie componenti Pd, spunta anche la lettera di 40 deputati (quasi tutti di ‘prima nomina’) contro il correntismo. Mentre Nicola Zingaretti mette uno stop alle voci di una sua candidatura alla segreteria del pd. “Resto alla Regione Lazio”. Il documento dei bersaniani, dal titolo ‘Fare il Pd’, si snoda su diversi assi: il primo e’ quello della critica all’uomo solo al comando, il secondo riguarda l’organizzazione verso il congresso. Entrambi in punti sono diamentralmente opposti alla linea renziana. Il tema dell”uomo solo al comando’ e’ uno dei capisaldi dell’ultimo libro di Matteo Renzi. “Non dobbiamo aver paura dell’uomo solo al comando, figura che la sinistra ha sempre demonizzato, sbagliando”, e’ l’idea del sindaco di Firenze. Poi, quanto alle primarie, lo scontro sul fatto che siano il piu’ aperte possibile risale gia’ ai mesi della battaglia per la premiership con Bersani. Un tema che continua a dividere Renzi e Bersani. Nel documento di Fassina, Martina e D’Attorre si dice che e’ necessario avviare una “riflessione critica sulle primarie”. Per i bersaniani “si deve evitare il rischio di ripetere l’errore di dividersi inutilmente e strumentalmente sul tema ‘primarie si’-primarie no’. Non si tratta, dunque, di negare il valore positivo e inclusivo dello strumento delle primarie, ma proprio per valorizzarlo ulteriormente e’ necessario avviare una riflessione critica, alla luce dell’esperienza (con luci e inevitabili ombre) vissuta in questi anni”. Ad esempio, si legge nel documento, “c’e’ da interrogarsi non tanto sulla giustezza di usare le primarie per il segretario nazionale quand’anche si modificasse la norma statutaria che unifica leadership di partito e candidatura alla premiership, ma se non sia stata una forzatura usare questo strumento per l’elezione dei segretari regionali e non sia meglio, invece, privilegiare una visione organizzativa e politica che affidi agli iscritti la selezione degli organismi territoriali di partito”. Inoltre, “l’albo dei partecipanti alle primarie, cosi’ faticosamente costruito nell’autunno scorso, non puo’ continuare a essere una sorta di miniera di informazioni inesplorata e inutilizzata”.Mentre le componenti si posizionano in vista dell’avvio del percorso congressuale, 40 deputati hanno inviato una lettera aperta a Guglielmo Epifani e Roberto Speranza contro il correntismo. “Dopo aver assistito alla spartizione da manuale Cencelli” dei ruoli interni al partito, dice uno dei firmatari, chiedono che, in vista del percorso congressuale, si apra un “dibattito sui contenuti” fuori da ogni schema correntizio. Tra i firmatari della lettera, tutti di diverse aree del Pd, c’e’ anche Alessandra Moretti arrivata in Parlamento, senza primarie, dopo aver lavorato come portavoce del comitato Bersani nella battaglia per la premiership del centrosinistra lo scorso autunno. In tutto questo, Nicola Zingaretti mette la parola fine alle illazione su una sua possibile candidatura al congresso. “Sono Presidente del Lazio da tre mesi: per me e’ un onore servire questa Istituzione e voglio farlo con tutto il mio impegno”. Per questo”anche alla luce delle indiscrezioni di stampa pubblicate in questi giorni, ribadisco che non e’ nei miei progetti candidarmi per un ruolo di segretario del Partito Democratico: compito nobile e appassionante, che tuttavia richiede una dedizione esclusiva”.

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