| categoria: economia

Marchionne, serve piano Marshall per l’Italia. La Fiat cambiava o falliva

Sergio Marchionne

Tre-quattro anni per riportare al pieno impiego tutti i lavoratori degli stabilimenti italiani, risolvere il problema della sovraccapacita’ produttiva e raggiungere ”finalmente” il pareggio anche in Italia ed in Europa. Sergio Marchionne scommette sul futuro di Fabbrica Italia. Poi parla anche delle sfide della crisi: invoca un patto sociale ed un ”piano Marshall” per il Paese, chiede al governo di agire. E ripercorre la strada che Fiat ha fatto sotto la sua guida per sgomberare il campo da pregiudizi vecchi ”di venti anni o piu”’, ma duri a morire,”sulla qualita’ dei prodotti, l’ingerenza in politica, e quello ancora piu’ assurdo di una azienda che vive alle spalle dello Stato”. ”La Fiat che ho conosciuto nel 2004 non esiste piu”’, sottolinea Marchionne di fronte alla platea di industriali dell’assemblea di Confindustria Firenze (dove non fa alcun accenno allo strappo del Lingotto con l’associazione degli industriali). Fiat e’ cresciuta ”per sopravvivere’, e’ uscita da un isolamento che l’avrebbe condannata, ”dalle potenziali ceneri di un costruttore italiano e’ nato un gruppo automobilistico con un orizzonte globale”: meno di 10 anni fa ”era in profondo rosso, sull’orlo dell’estinzione”, poi la scommessa sull’America Latina, e la ”straordinaria avventura con Chrysler”, per la quale Marchionne sta stringendo i tempi: forse gia’ entro il 21 giugno Fiat dovrebbe raggiungere un accordo con nove banche per rifinanziare 1,95 miliardi di euro e prepararsi ad acquistare Chrysler. ”Se oggi ci fosse ancora la Fiat di una volta avremmo gia’ portato i libri in Tribunale da un pezzo”. Il Lingotto non chiudera’ stabilimenti in Italia, ha ribadito Marchionne, anche se sarebbe una scelta ”facile e razionale” per il ”drammatico crollo” della domanda ed i ”problemi di sovraccapacita’ in Europa”. C’e’ invece fiducia su piano per l’Italia che ”gia’ nei prossimi 24 mesi” portera’ ad ”un significativo aumento dell’attivita’ produttiva”. Un percorso, ricorda l’a.d di Fiat, passato per Pomigliano, Grugliasco, e Melfi, mentre si lavora ”silenziosamente ma con determinazione” per completare l’offerta di prodotti e rilanciare gli altri siti produttivi. Sergio Marchionne parla agli imprenditori fiorentini per quaranta minuti, ”non da economista ne’ tanto meno da politico” dice, e’ come industriale che si sofferma anche sulla crisi e sulle strade per il rilancio del Paese. Ricorda le parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano quando avverte che ”stiamo vivendo in una fase di emergenza” e ”nessuno puo’ sottrarsi”. Cita Oscar Wilde, Mark Twain, Roosevelt, Luigi Einaudi, Machiavelli. Sottolinea le colpe dell’Europa (”Tutti i problemi di un progetto incompleto sono venuti al pettine”) e le responsabilita’ ripartite in Italia tra ”chi ha governato” e chi ”si e’ reso complice dell’inerzia”. Serve una ”agenda di riforme per modernizzare” il nostro Paese, chiede. Ed invita alla coesione, ad un ”grande sforzo collettivo”, ad un ”patto sociale” che permetta di cancellare opposizioni e divisioni. Al governo Marchionne chiede di agire: ”Scegliete le cinque cose piu’ importanti, quelle che possono veramente influire sulla vita delle persone. Datevi 90 giorni di tempo per realizzarle e poi passate alle cinque successive”. Ma il messaggio piu’ netto e’ per un ”piano Marshall italiano”, un ”piano di coesione nazionale per la ripresa economica. Tutti dobbiamo lavorare ad un grande piano di rilancio”. Tra le priorita’ anche ridurre il carico fiscale ”diventato ormai insostenibile per i normali cittadini”, e eliminare le restrizioni per le imprese, come ”i vincoli imposti da una riforma del lavoro gia’ in parte abortita”. Ma la vera emergenza e’ l’occupazione: ”Dare lavoro deve diventare l’unico vero obiettivo per chiunque abbia davvero a cuore le sorti di questo Paese”.

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