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Salute mentale, le associazioni: «Serve al più presto una regionale»

«La regione Lazio lavori per approvare al più presto una legge regionale sulla salute mentale e sulla riabilitazione in età evolutiva». Questo l’appello lanciato nella mattinata di ieri da decine di associazioni professionali e dei servizi di Neuropsichiatria infantile nel corso di un convegno di due giorni organizzato nell’aula magna dell’università La Sapienza di Roma.

Le cifre riguardanti la Regione Lazio parlano di circa 25mila bambini con una disabilità certificata e circa 35mila bambini con un disturbo neuropsicologico per cui dovrebbero essere seguiti dai servizi di Neuropsichiatria infantile (Npi) per almeno tre anni.
Nel corso del convegno, i cui lavori sono stati aperti stamani dal direttore generale dell’Umberto I, Domenico Alessio, è però emerso come i servizi di Npi negli ultimi due anni hanno un numero di operatori nettamente inferiore agli standard previsti, i tempi di attesa per una prima visita sono in media superiori agli 8 mesi e per un intervento terapeutico salgono fino a 18 mesi.
Come soluzione a questa difficile situazione «la Regione Lazio può intervenire con una legge regionale – hanno spiegato gli operatori del settore – per costruire un sistema integrato, con la presa in carico dei circa 60 mila bambini da 0 a 18 anni che hanno bisogno di interventi».

Nel corso del dibattito poi, i punti di interesse maggiore hanno riguardato: disabilità intellettive, dislessie, autismo, handicap gravi, urgenze psichiatriche.
«Ci sono tante prestazioni che purtroppo non fanno parte nei Livelli essenziali di assistenza – ha commentato Domenico Alessio – mentre noi dobbiamo garantire la tutela della salute di tutti i cittadini e per farlo dico che non bisogna utilizzare altre risorse, anche umane, perché sono sufficienti quelli che ci sono, ma dobbiamo combattere i privilegi e gli sprechi. Non è possibile mantenere ancora precari i lavoratori che da anni operano in queste strutture. Non mi vergogno di dirlo, ma alcune realizzazioni in pediatria ci sono grazie al contributo e alla generosità delle associazioni di volontariato e dei privati».

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