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Caso Schwarzer, bufera sull’atletica. Cinque indagati e inchiesta Coni

In molti sapevano e qualcuno copri’. Il caso di Alex Schwazer diventa una valanga e travolge anche i medici federali dell’atletica e l’ex allenatore, campione della marcia, Michele Didoni: dopo le perquisizioni ordinate dalla Procura di Bolzano, che conduce l’inchiesta sull’olimpionico gia’ squalificato tre anni e mezzo dal Tna per la riscontrata positivita’ all’epo alla vigilia dei Giochi di Londra, gli stessi magistrati altoatesini hanno iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone, oltre all’atleta, tra cui il direttore sanitario della Fidal, Giuseppe Fischetto. L’accusa e’ pesante: concorso in favoreggiamento nell’uso di farmaci. L’eritropietina, in particolare, che lo stesso Didoni, stando a quanto scrive la Procura, avrebbe ordinato in Turchia per poi venderla ad altri atleti. Schwazer aveva sempre detto di aver fatto tutto da solo, ma ora sulle eventuali complicita’ vuole vederci chiaro anche il Coni: la Procura antidoping ha infatti aperto un fascicolo per accertare la violazione dell’articolo 2.8 del codice Wada. E la vicenda attraversa anche l’Oceano perche’ del marciatore finito nella polvere dopo l’oro di Pechino si occupa addirittura il New York Times che accusa la Iaaf di aver taciuto tutto: in particolare il giornale americano, leggendo le carte dell’inchiesta pubblicate anche dal Sole 24 ore, sottolinea che la federazione internazionale era stata informata da mail gia’ nell’aprile 2012 (tre mesi prima del via delle Olimpiadi) ”dei valori del sangue anormali” dell’atleta. La Iaaf respinge le accuse e si dice ”scioccata da certe affermazioni” e che tutto – compreso lo stop dell’atleta – avvenne in base alle norme del codice sportivo e della Wada. Ma il quadro che emergerebbe dalle carte bolzanine e’ inquietante: la dirigente del Settore Sanitario e Antidoping della Fidal Rita Bottiglieri e i medici federali Pierluigi Fiorella e Fischetto avrebbero partecipato a ”un medesimo disegno criminoso concorso a favorire l’atleta Schwazer nell’utilizzo di farmaci”. Fa scalpore anche la mail tra l’atleta e i dirigenti della Fidal: ”Posso giurare che non ho fatto niente di proibito… – una delle repliche di Schwazer ai medici – Sono altoatesino, non sono napoletano”. ”Non sarai napoletano, ma sei un razzista”, gli replica seccato l’olimpionico Patrizio Oliva oggi. Quanto a Didoni, che a Londra si era detto scioccato dalla positivita’ del suo ex atleta e aveva preso le distanze, negli atti sarebbe l’uomo che acquistava il doping per Schwazer. ”In Italia abbiamo una legge all’avanguardia e che punisce non solo chi pratica il doping ma anche coloro che invitano a usarlo o che coprono chi lo pratica – le parole del ministro dello sport, ex olimpionica della canoa, Josefa idem -. Dal punto di vista legislativo possiamo punire qualora l’accusa si rivelasse fondata”. Una grana anche per la nuova Fidal che alle scorse elezioni ha cambiato i vertici, via Franco Arese, Alfio Giomi presidente. L’idea che molti sapessero, ma nessuno e’ voluto intervenire, serpeggia e se prima comunque anche ai tesserati tirati in ballo veniva lasciato il beneficio del dubbio, adesso con i nomi finiti a pieno nell’indagine non e’ escluso che anche la Fidal si muova.

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