| categoria: Senza categoria

Con un prelievo di sangue possibile misurare l’evoluzione del Parkinson?

Con un prelievo di sangue è possibile “misurare” lo sviluppo della
patologia parkinsoniana in un paziente? Lo suggerisce una ricerca in corso
presso il laboratorio di Neuropsicobiologia Sperimentale della Fondazione
Santa Lucia IRCCS, appena pubblicata su Plos One con il titolo: “Blood
dendritic cell frequency declines in idiopathic Parkinson’s disease and is
associated with motor symptom severity”. Il discorso è semplice e complesso
insieme. Il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario sono i due
principali sistemi adattativi dell’organismo umano, entrambi deputati a
registrare e a rispondere ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente
interno e nel mondo esterno. Sebbene diversi tra loro, questi due sistemi
parlano lo stesso linguaggio, condividono numerose similitudini funzionali
e organizzative e si scambiano “informazioni”. Su queste premesse è facile
comprendere come le attività cerebrali possano modulare quelle immunitarie
e viceversa, e come un’alterazione in uno dei due sistemi possa avere
effetti disfunzionali nell’altro. In particolare, è cosa nota che molte
patologie neurologiche siano caratterizzate da una componente immunologica.
Così, numerosi studi suggeriscono che alcuni processi autoimmunitari e
infiammatori, per quanto ancora non del tutto conosciuti, svolgano un ruolo
importante nello sviluppo della malattia di Parkinson.

Questa patologia è un disturbo neurodegenerativo in cui il cervello è
danneggiato da una proteina anomala, chiamata “alfa sinucleina”, che causa
gravi sintomi neuromotori. In questo contesto, lo studio pubblicato su PLOS
ONE , condotto da Antonio Ciaramella e altri ricercatori guidati della
Dr.ssa Paola Bossù, presso il laboratorio di Neuropsicobiologia
Sperimentale della Fondazione Santa Lucia, in collaborazione con il gruppo
del Dr. Spalletta e sotto la direzione del Prof. Carlo Caltagirone, ha
descritto per la prima volta che nella malattia di Parkinson potrebbero
essere implicate le cellule dendritiche, una sottopopolazione di cellule
immunitarie circolanti note per la loro funzione fondamentale di controllo
dell’immunità e dell’infiammazione.

Infatti, la quantità di cellule dendritiche di origine mieloide, che si
trova nel sangue dei pazienti affetti da parkinsonismo, risulta ridotta
rispetto ai soggetti di controllo ed è inversamente associata alla gravità
dei sintomi motori che contraddistinguono questa malattia. Pertanto, la
riduzione di cellule dendritiche circolanti nei pazienti, che tanto più
appare marcata tanto più gravi sono i sintomi motori, conferma il
coinvolgimento del sistema immunitario nella malattia di Parkinson e lascia
supporre che queste cellule possano essere richiamate nel cervello
danneggiato, influenzando la progressione della sintomatologia. Sebbene gli
esatti meccanismi biologici implicati nei risultati descritti dall’articolo
di PLOS ONE siano ancora da indagare, questo studio ha proposto la
misurazione delle cellule dendritiche circolanti, realizzabile con un
semplice prelievo ematico, quale strumento clinico potenzialmente utile per
i medici nella gestione dei malati affetti da malattia di Parkinson.

Ti potrebbero interessare anche:

SCHEDA/ Il doppio lutto dei Missoni, quattro mesi la sparizione in Venezuela di Vittorio
FIUMICINO/Montino: "Nuove installazioni dopo piano antenne"
TUMORI/ Incinta durante le cure, chemio e radio non nuocciono al bambino
In Italia i vaccini sono disomogenei, salute a rischio
ARTE/ Claude Monet, veduta di Venezia venduta per oltre 15 milioni di euro
Passerella Christo, denuncia Codacons: troppe spese per comunità



wordpress stat