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IL PERSONAGGIO/Giorgio Albertazzi, il mondo dell’arte, i giovani e la crisi

Giorgio Albertazzi

Si può valorizzare la bellezza del nostro Paese, delle nostre città, dei nostri spazi vitali e, al tempo stesso, creare lavoro? Si può: accantonando una mentalità culturale non adatta a tempi di crisi. Amministrazioni, enti locali, imprenditori e privati possono e devono rappresentare una preziosa fonte di sinergie da cui ‘estrarre’ ciò che vorremo e sapremo offrire alle future generazioni. Se ne è parlato ieri al Maxxi di Roma, in occasione della premiazione dei vincitori del concorso di idee ‘Giovani Spazi’, dedicato agli architetti e ingegneri liberi professionisti sotto i 35 anni, con la partecipazione straordinaria del maestro Giorgio Albertazzi (anche lui architetto in gioventù).
Personalità controversa, Albertazzi è architetto, attore, regista, autore e anche fotografo. Toscano (nato a Fiesole nel 1923), debutta con Luchino Visconti al Maggio Musicale Fiorentino in Troilo e Cressida di Shakespeare. Dal 2003 dirige per cinque anni il Teatro Argentina di Roma e nel 2007 sposa la nobildonna Pia de’ Tolomei.
Noi abbiamo incontrato il maestro Albertazzi e gli abbiamo chiesto una testimonianza esclusiva sullo stato dell’arte in rapporto con il mondo dei giovani e la crisi economica.
Il Maestro Albertazzi ha ripercorso, ai nostri microfoni, i suoi ricordi, dove, soprattutto nel mondo dello spettacolo c’era maggiore creatività, più contenuti, a cominciare da Lelio Luttazzi che nelle sue trasmissioni raccontava poesie, mentre oggi, in qualche modo c’è tanta pigrizia e poca voglia di pensare. Nello stesso tempo c’è chi vuole cercare di inventarsi un mondo diverso. Un’attenzione anche per i giovani, da parte delle istituzioni, delle famiglie, della società. La crisi? Per Albertazzi “la crisi è una invenzione artificiale”. Redazione Online News

Intervista Esclusiva a Giorgio Albertazzi (a cura della Redazione Online News)

«Sul mio passaporto c’è scritto: attore. In realtà faccio anche il regista, lo sceneggiatore, il riduttore di romanzi per la televisione e ora l’autore teatrale. Alcuni amici sostengono che il mio vero mestiere è l’attore. Altri dicono che dovrei soltanto scrivere. Altri ancora che non dovrei mai più fare una regia teatrale. Chissà quali sono fra questi gli amici autentici?» (Giorgio Albertazzi)

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