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Divorzio Scelta Civica-Udc, Casini guarda a Fratelli d’Italia?

Scelta Civica e Udc fanno i conti. Contano, in particolare, i senatori e i deputati su cui possono contare, in vista di un divorzio annunciato ormai da mesi. In particolare i centristi si contano al senato, dove bastano dieci parlamentari per formare un proprio gruppo. Al momento sono tre i senatori Udc: oltre a Pier Ferdinando Casini, c’e’ infatti Antonio De Poli e Claudio Zin. A loro si affianchera’, come danno ormai per scontato anche i montiani, Aldo Di Biagio. Troppo poco, certo, ma fonti di via dell’Umilta’ si dicono sicur di poter cogliere anche altrove. Schema diverso alla Camera, dove per formare un gruppo proprio, all’Udc servono 20 senatori.

I centristi, al momento, possono contare su otto deputati. Ma gia’ guarderebbero, secondo quanto si apprende, a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia con i quali potrebbero dare vita a un gruppo unico, sulla falsa riga del Terzo Polo nato dall’asse Udc-Fli nella scorsa legislatura. Che il rapporto tra Monti e Casini sia ormai logoro lo dicono le cronache e gli scambi di cortesie a colpi di comunicati stampa.

In Scelta Civica, tuttavia, invitano alla cautela: se e’ vero che domani, a Palazzo Giustiniani, e’ previsto l’incontro tra il Professore e il leader centrista, non si puo’ dare per scontato che il risultato sia una rottura definitiva. Di certo c’e’, tuttavia, che entrambi gli schieramenti in campo sono stanchi di un matrimonio nato male. Se Lorenzo Cesa accusa apertamente Monti e i suoi di aver fatto crollare i consensi dell’Udc, in Scelta Civica “per carita’ di patria” si evita di fare ogni riferimento a “quanto il movimento abbia perso imbarcandosi i centristi”.

Un esponente di primo piano dei montiani spiega che “la situazione e’ degenerata, la frattura e’ insanabile anche perche’ non si capisce come l’Udc, un partito fortemente ancorato alla Seconda Repubblica, con pochissimi consensi (non va quasi oltre al due per cento) voglia porre condizioni a un partito giovane e aperto alla societa’”. Il voto di ieri sulle nomine, continua, “e’ stato emblematico di come Scelta Civica si sia posta contro la logica da manuale Cencelli della spartizione degli incarichi nelle aziende a partecipazione pubblica mentre l’Udc si e’ posizionata accanto a Pd e Pdl, un partito alle corde, che rischia di fare un flop totale alle europee”, conclude.

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