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IL PUNTO/ Letta a caccia di miliardi, almeno 6

Quattro miliardi se si cancellasse l’Imu sulla prima casa e due per rimandare l’Iva fino a dicembre, per un limite massimo di sei miliardi di euro. Ad una settimana dallo ‘scatto’ dell’aliquota al 22%, il governo e’ ancora al lavoro per reperire le risorse necessarie a scongiurare, almeno per il momento, quello che il Pdl vedrebbe come fumo negli occhi. Le valutazioni sull’Iva non possono pero’ prescindere da quelle sull’Imu, considerando che entro agosto bisognera’ procedere anche con la revisione della tassazione della casa e che altre coperture saranno quindi necessarie se si decidera’ di abolire, o comunque rimodulare al ribasso almeno per alcune categorie di proprietari, l’imposta sugli immobili. Senza contare la necessita’ di ridare slancio al mercato del lavoro, con un pacchetto di misure che arrivera’ sul tavolo del Consiglio dei ministri di mercoledi’. E proprio per fare il punto sulle misure allo studio, e sulle relative coperture, il premier Enrico Letta oggi ha visto prima il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, e quindi quello del Lavoro, Enrico Giovannini. Se il secondo ha illustrato al presidente del consiglio le misure sull’occupazione che andranno in consiglio, l’incontro con Saccomanni e’ presumibilmente servito a fare il punto della situazione alla vigilia di tre appuntamenti importanti: oltre al cdm, sempre mercoledi’ si riunira’ infatti l’Ecofin straordinario chiamato a dare il via libera all’unione bancaria, mentre giovedi’ e venerdi’ si terra’ il Consiglio Ue con al centro proprio il lavoro. Per l’aumento dell’Iva la soluzione piu’ plausibile sembra al momento quella di un rinvio. Dopo le tensioni nell’esecutivo emerse alla vigilia del fine settimana, Letta ha cercato di placare gli animi dicendosi fiducioso sulla possibilita’ di evitare – ”o spostare” – il rincaro. Un congelamento di tre mesi avrebbe pero’ per le casse dello Stato un costo pari a un miliardo, che salirebbe a due, se, come ipotizzato da piu’ parti, si rinviasse addirittura fino alla fine dell’anno. E se venisse cancellato, il governo, per rispettare gli impegni assunti con l’Ue, dal 2014 dovrebbe reperire risorse pari a 4 miliardi di euro ogni anno. Non a caso, il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, ha parlato esplicitamente di un rinvio necessario per affrontare poi il problema in modo definitivo con la legge di stabilita’, inserendo quindi l’abolizione dell’aumento nel budget per il 2014, quando saranno a disposizione gli 8-10 miliardi liberati dalla chiusura della procedura di infrazione Ue nei confronti dell’Italia. Sul tavolo resta quindi il problema fondamentale della copertura per quest’anno. Come gia’ nel dl fare, una delle voci a cui si tende ad attingere per ogni emergenza e’ quella delle accise sui carburanti (anche il governo Monti vi ha fatto ampio ricorso), a cui si potrebbero aggiungere anche quelle su sigarette elettroniche e alcol. Un altro filone sarebbe quello del taglio alla spesa, anche se emerge come possibilita’ anche quella della cartolarizzazione e vendita degli immobili pubblici. Al ministero dell’Economia e’ del resto attiva la Sgr che dovra’ gestire il processo di dismissione degli immobili pubblici, con una prima dote di 350 beni da circa 1,2 miliardi pronti per essere conferiti dal Demanio. Nel portafoglio della societa’ potrebbero inoltre confluire anche immobili provenienti da altri due canali, quello di ‘Valore paese’ e quello di ‘Valore paese dimore’ che punta su immobili che potrebbero essere trasformati a scopi turistici (dal Castello Orsini di Soriano nel Cimino al carcere di Terra Murata a Procida, dalla Caserma La Rocca di Peschiera del Garda al Complesso di Santa Maria della Stella a Orvieto).

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