| categoria: sanità

Comitati Etici, al via la riforma prevista dalla legge Balduzzi

L'ex ministro Balduzzi

Comitati etici, si cambia. Saranno uno ogni milione di abitanti – fatta salva la possibilita’ di prevederne uno in piu’, competente sugli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico Irccs – composti da circa una ventina di esperti indipendenti dalla struttura in cui operano (con la possibilita’ dell’integrazione con consulenti esterni scelti ad hoc per aree specifiche) e dureranno in carica tre anni. A prevederlo sono alcuni parametri previsti dalla legge Balduzzi e dal relativo decreto attuativo, che fissano proprio a fine giugno il termine ultimo per la loro riorganizzazione, affidata alle Regioni, che dovranno rispettare anche norme specifiche sulla composizione. In Italia l’istituzione dei Comitati etici e’ prevista nelle strutture sanitarie pubbliche e negli Irccs privati. Si tratta di organismi indipendenti, composti di personale sanitario e non, con l’incarico di garantire diritti, sicurezza e benessere dei soggetti coinvolti ad esempio in una sperimentazione, anche emettendo pareri sul protocollo di sperimentazione. Ad oltre dieci anni dalla loro nascita, pero’, per i Comitati sono in arrivo profondi cambiamenti. Obiettivo del provvedimento e’ infatti ”dare un taglio” al numero dei decisori, di molto superiore alla media europea: uno ogni 250mila abitanti, contro uno ogni 500mila in Ue. Sara’ quindi ridotta la lista di 155 Comitati di bioetica allegata al decreto, utilizzando fra i criteri di valutazione le performances. Nella lista figurano quelli che nel triennio 2009-2011 hanno espresso almeno un parere unico su un protocollo di ricerca sui medicinali o i dispositivi medici, sull’impiego di procedure chirurgiche o cliniche o sullo studio di prodotti alimentari. Solo due, risulta dall’elenco, hanno espresso piu’ di cento pareri (il comitato etico del S. Raffaele di Milano e quello dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa) e solo 25 hanno raggiunto la soglia di 30 pareri nello stesso biennio: per tutti gli altri performance piuttosto scarse, e per gli ultimi venti Comitati addirittura meno di una pratica a testa. ”Una riforma si rendeva necessaria – spiega Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale di Bioetica alle cui raccomandazioni i Comitati etici si rifanno – erano troppi, scollegati tra loro e con il territorio”. ”Ci vuole un volume minimo di sperimentazioni, quindi un’esperienza maturata” evidenzia inoltre l’esperta, spiegando che ”la riforma sembra andare nella giusta direzione” ad esempio con le correzioni fatte in corso d’opera sugli Irccs, che hanno consentito di rendere un po’ piu’ ampi criteri inizialmente un po’ piu’ restrittivi.

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