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C’è Brasile-Spagna, dimenticate le proteste, il paese pronto a un carnevale fuori stagione

La stella brasiliana Neymar

Ci risiamo, una finale al Maracana’ non potra’ mai essere una partita come le altre. Il Brasile si appresta a vivere un’altra giornata storica in cui non prende in esame l’ipotesi di una sconfitta. Lo dice perfino uno di solito misurato come Marcelo, il terzino del Real Madrid che non perde l’occasione di sottolineare come il suo cuore sia sempre rimasto a Rio, dove giocava nel Fluminense. Ma non solo la metropoli carioca bensi’ una nazione intera e duecento milioni di persone attendono Brasile-Spagna di domani in modo spasmodico, nemmeno fosse l’atto conclusivo di quel Mondiale che tra un anno dovra’ (non potrebbe essere altrimenti…) essere obbligatoriamente vinto. Da giorni non si parla d’altro, e’ la partita che tutti volevano vedere, la sfida tra ”il Brasile del presente”, come lo ha definito oggi Fernando Torres, e quello di sempre, la cui torcida comincia a non essere piu’ cosi’ amichevole nei confronti degli spagnoli. Le Furie Rosse se ne sono lamentate, perfino la storia delle serate ‘a luci rosse’ farebbe parte di un complotto per destabilizzare l’ambiente della squadra di Del Bosque, ma c’e’ anche chi, come Iniesta, dice che ”non possiamo farci niente: i fischi li prendiamo, poi pero’ pensiamo a fare il nostro lavoro con il pallone tra i piedi, e tentare di vincere”. Paura della Spagna o meno, solo stando qui si puo’ capire che cosa sia tornata ad essere la Selecao per la gente brasiliana: e’ davvero, come in nessuna altra parte del mondo, la squadra del popolo, non e’ solo calcio ma quasi un’unione spirituale, e’ tutta quella gente che si accalca davanti ai cancelli chiusi del Sao Januario per poter intravedere gli uomini del suo riscatto sportivo e anche sociale. Oggi Neymar ha risposto con un cenno di saluto alle grida di una ragazza e lei per l’emozione si e’ sentita male. E’ vietato quindi pensare a un altro ‘Maracanazo’, la Spagna in realta’ fa paura ma deve essere esorcizzata. Spazio quindi alle cifre, perche’ se e’ vero che c’e’ stata la tragedia nazionale del 1950, contro un avversario che il Brasile tradizionalmente soffre come l’Uruguay, e’ altrettanto indiscutibile che in 104 partite che la Selecao ha giocato nel suo teatro dei sogni carioca, 74 sono state le vittorie e solo 7 le sconfitte, con 23 pareggi e il 78% di saldo positivo. La Spagna delle meraviglie, degli Xavi e Iniesta che anche qui hanno tanti estimatori potrebbe far saltare il banco, ma adesso chi ci pensa, in questo paese che sta vivendo il suo Carnevale fuori stagione? Ad ogni finestra c’e’ gia’ una bandiera, come in Italia si fa quando un torneo viene vinto, intanto si beve birra e caipirinha, si esalta il lavoro di ‘Felipao’ Scolari, il ct ribattezzato ”pace e amore”, e si sogna un nuovo trionfo, in quel torneo che all’inizio in pochi avrebbero voluto vincere, anche per questioni scaramantiche. Undicimila poliziotti, una cifra record, vigileranno sulla finale di Rio, che verra’ blindata fin dalla mattinata con la chiusura delle strade vicine allo stadio. Prima della partita, dentro l’impianto, ci sara’ anche un grande show con stelle della musica popolare brasiliana come Ivete Sangalo, Jorge Ben Jor, Arlindo Cruz e il duo Victor&Leo, piu’ la scuola di samba Grande Rio, per la quale due anni fa sfilo’ sull’avenida Sapucai’ l’ormai ex milanista Ronaldinho, osannato dalla folla. La Fifa avra’ anche vietato di suonare strumenti musicali all’interno degli stadi, ma questo e’ un giorno storico e a certe regole l’anima brasiliana non vuole piu’ fare caso. Appena 24 ore dopo il paese si fermera’ per lo sciopero generale, ma ora e’ il giorno del calcio, per una volta sna manifestazioni. C’e’ un’altra finale e l’occasione ”di scrivere un altro capitolo di storia. Dobbiamo osare per vincere”, come ha detto Neymar. E’ il cammino verso la gloria: ieri l’ex asso del Santos ha guardato la statua di Romario dentro il Sao Januario e ha pensato a quando ne faranno anche a lui. Forse manca poco, bastera’ attendere un anno, e intanto bisogna far capire alla Spagna chi e’ il piu’ forte.

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