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Alfano non basta, alta tensione nel Pdl. Ma la resa dei conti è rinviata

Chi si aspettava lo showdown e’ rimasto deluso. La riunione del gruppo del Pdl alla Camera, pur tra le tensioni e le divisioni interne, si e’ conclusa con un ‘congelamento’ dello scontro tra falchi e colombe. Sara’ infatti l’incontro della prossima settimana, martedi’ sera, il luogo in cui dar vita ad un nuovo e forse decisivo round. Alla riunione della prossima settimana non e’ infatti escluso che possa partecipare anche Silvio Berlusconi ancora ad Arcore dove restera’ per tutta la settimana (mentre erano presenti al gran completo ministri e sottosegretari). Che la riunione sarebbe stata all’insegna delle scintille si era capito gia’ dal prologo. A scatenare infatti i primi mugugni e’ stata la richiesta di limitare a 5 minuti (prima era 3) il tempo degli interventi. Tropo poco per i tanti che avevano intenzione di cogliere l’occasione per mettere sul tavolo i tanti problemi interni. Dopo una breve introduzione del capogruppo Renato Brunetta la parola e’ passata al vice premier e segretario del Pdl Angelino Alfano che, consapevole dei problemi interni, ha provato a spegnere sul nascere l’incendio. Il suo intervento ha puntato molto sull’esigenza di creare un ”maggior raccordo tra la delegazione del governo, i parlamentari ed il territorio”, bloccando al contempo le fughe in avanti verso il ritorno a Forza Italia chiarendo che ”i tempi e modi saranno annunciati da Berlusconi”. Ma anche questo non e’ servito a calmare gli animi e tra i parlamentari la tensione e’ rimasta alle stelle. Ad alzare lo scontro ci pensa Giancarlo Galan, da sempre convinto che l’unica soluzione sia il ritorno allo spirito del ’94. Stando ai racconti dei presenti l’ex governatore del Veneto avrebbe chiesto di staccare la spina all’esecutivo criticando poi la scelta di rinviare il voto su Daniela Santanche’, presente alla riunione ma volontariamente silente per tutto il tempo. Una decisione, quella sulla vicepresidenza della Camera, che ha generato piu’ di qualche malumore tra i falchi del partito pronti ad andare allo scontro con il Pd non escludendo neppure eventuali ricadute sugli equilibri governativi. Diametralmente all’opposto di Galan si colloca invece Fabrizio Cicchitto portavoce del malessere di chi non accetta che il passaggio dal Pdl a Forza Italia venga gestito solo da un gruppetto ristretto di persone: ”Non accetto di farmi scegliere un modello di partito calato dall’alto”. Parole dure che chiamano in causa, senza citarla, proprio la Santanche’ a cui non viene risparmiata un’altra stilettata: ”Per rappresentare solidarieta’ a Berlusconi – attacca ancora Cicchitto – non servono ne’ piazza Farnese ne’ Arcore ma una grandissima manifestazione di piazza con migliaia di persone e che apra il partito all’esterno”. A finire sul banco degli imputati e’ stato anche il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello che ha colto l’occasione per replicare (pare usando anche parole poco gradevoli) a quanti, Bondi in testa, lo accusano di non tenere la linea del partito: Siamo al governo – sarebbe stato il ragionamento – perche’ lo vuole Berlusconi e tutte le cose sono concordate con lui. Siamo il partito delle riforme, non possiamo fermarci. Tra gli interventi piu’ ascoltati c’e’ quello di Raffaele Fitto le cui parole hanno raccolto una larga fetta di consenso. L’ex ministro ha criticato il metodo con cui i ministri si rapportano al gruppo chiedendo maggiore collegialita’ e l’indisponibilita’ a votare a scatola chiusa. Parole dure anche riguardo alle due fazioni ormai presenti nel partito ”Io – ha messo in chiaro – non mi identifico ne’ con i falchi ne’ con le colombe perche’ credo che le posizione si costruiscano sulla base di temi e argomenti”.

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