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Camorra, i casalesi imponevano ai bar il caffè, profitti da 15mila euro al mese

Oggi e’ il caffe’. Cambiano i tempi, ma il clan dei Casalesi, a dispetto degli arresti e dei sequestri, continua a imporre i prodotti distribuiti dai ”propri” imprenditori agli altri operatori del Casertano, consolidando a un tempo il potere del clan sul territorio e alterando la normale concorrenza con ricadute sull’intera economia della provincia. Lo hanno scoperto i carabinieri di Casal di Principe – l’indagine e’ coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli – che hanno arrestato su ordine del gip del capoluogo campano Daniele Costagliola, 35 anni, e Pietro Paolo Venosa, 42 anni, gia’ arrestato (e poi scarcerato) nel giugno del 2012 insieme ad altri esponenti della famiglia Venosa, cosiddetta dei ”Cocchieri”, dal soprannome del fondatore Luigi Venosa, storico boss dei Casalesi. Per loro l’accusa e’ di estorsione continuata e illecita concorrenza, aggravati dal metodo mafioso. I due, e’ emerso dalle intercettazioni e dalle denunce degli stessi imprenditori stanchi di subire le imposizioni del clan, imponevano ai titolari dei bar dell’agro aversano una sola marca di caffe’; gli esercenti venivano cosi’ costretti ad acquistare almeno una confezione da 50 cialde al mese al prezzo di 50 euro ciascuna mentre la macchina del caffe’ veniva imposta a 600 euro. I profitti, circa 15mila euro al mese, finivano nella cassa comune del clan dei Casalesi. ”Da oggi dobbiamo portare noi il caffe’ e voi dovete prendere il nostro, quello di prima non lo portera’ piu’. Questa cosa l’abbiamo gia’ detta a tutti i bar”. Cosi’ in un’intercettazione allegata all’ordinanza d’arresto Pietro Paolo Venosa imponeva il proprio prodotto a un barista. Venosa viene intercettato anche mentre parla con l’imprenditore estromesso dal settore. ”Devi andare via e le macchinette per il caffe’ che hai installato le devi lasciare nei bar”, ordina. Sono state anche eseguite delle perquisizioni nell’azienda di torrefazione del caffe’ imposto dal clan per accertarne il coinvolgimento nel reato di illecita concorrenza. ”I commercianti non ce la fanno piu’ a pagare la camorra anche a causa della crisi economica cosi’, rispetto al passato, denunciano piu’ spesso gli estorsori”, ha spiegato il capitano dell’Arma di Casal di Principe Michele Centola.

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