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Il tragico “rosso” dei nostri giacimenti culturali. Chi ha sbagliato paghi

Negli anni Ottanta, qualcuno lo ricorderà, Gianni de Michelis, allora ministro, agitò a lungo la bandiera dei “giacimenti culturali”. Felice quanto ovvia intuizione. Abbiamo tanta di quella roba di cui essere orgogliosi e da esporre che dovemmo vivere di rendita. Il nostro patrimonio artistico e culturale è il motivo principale che veicola sulla penisola milioni e milioni di turisti da tutto il mondo ogni giorno per 365 giorni all’anno. Basterebbe investire correttamente nel settore per ricavare altissimi profitti. Eppure una politica culturale seria non è mai stata portata avanti, evidentemente. Sul settore non si è investito abbastanza. Insomma, abbiamo sbagliato tutti, e per troppo tempo. Oggi arriva un ministro diverso dagli altri, scarsamente organico al sistema e alla nomenklatura, e con aria innocente dice: non ci sono i soldi per pagare le bollette.I conti non tornano, ci balocchiamo con i rimborsi pubblici ai partiti, con le consulenze milionarie con gli sprechi di ogni tipo, con gli F35 e non riusciamo a coltivare e a rendere produttivo quel patrimonio che potenzialmente porterebbe ricchezza per il solo fatto di esistere. Non c’è logica, non c’è politica. Ma Letta twitta felice, c’è l’abbiamo fatta. Beato lui.

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