| categoria: sanità Lazio

Zingaretti come Polverini: così si uccide il Santa Lucia

“Mi faccia causa”. Cambiano i personaggi non cambia il copione. il governatore Zingaretti risponde sostanzialmente nello stesso modo ai dirigenti della Fondazione Irccs SLucia di Roma. La Regione non ha nessuna intenzione di corrispondere ciò voi legittimamente chiedete e che è confermato da sentenze di Tar e Consiglio di Stato, anzi, vi daremo di meno. Dovremmo darvi inoltre 40 milioni di euro che vi spettano, ma per averli dovete rinunciare alle sentenze e ai ricorsi ed essere equiparati a semplici cliniche private. E se non firmate l’accordo che vi taglia ulteriormente il budget vi togliamo l’accreditamento. Avete ragione, fateci causa. Insomma, l’apocalisse. Esattamente quello che disse e produsse Renata Polverini nel suo lungo braccio di ferro con l’Istituto. Peccato che Zingaretti in campagna elettorale si fosse impegnato direttamente e pubblicamente, davanti ai media e davanti ai dirigenti e sindacalisti del S.Lucia in senso esattamente opposto, peccato che in quelle occasioni avesse usato parole pesanti nei confronti della Polverini. Esistono prove documentali in proposito che gettano una luce sinistra sulla vicenda. Non entriamo nel merito ma alleghiamo il carteggio integrale prelevato dal sito dell’Istituto. Ciò che colpisce e che sconvolge è l’inversione a U compiuta da Zingaretti e dai suoi collaboratori (D’Amato e De Grassi) nell’arco di tre mesi. Prima convinte adesioni, poi ampie rassicurazioni, quindi il diktat. Di nuovo, lasciamo da parte il discorso tecnico, ma facciamo un ragionamento giuridico-politico-amministrativo. Tutte le sentenze vanno in un’unica direzione. La Regione ha torto marcio, le richieste del S.Lucia sono giustificate, non solo legittime, dicono tutti i documenti. Vanno applicate e rispettate, non c’è scampo. Polverini prima e Zingaretti poi non hanno ragioni e possibilità di opporsi, possono solo fare come Berlusconi, aprire battaglie giudiziarie e dilatare i tempi. Tanto gli avvocati della Regione li pagano i cittadini, mica i dirigenti. Il Santa Lucia è un ospedale di rilievo nazionale per la neuroriabilitazione, rappresenta un ‘eccellenza unica nel suo genere nel panorama sanitario e nazionale. Metterlo in ginocchio, farlo chiudere, significa mettere in difficoltà insormontabili pazienti con patologie gravissime e mettere per strada alcune centinaia di medici e operatori super specializzati. Cui prodest? Chi segue le vicende del Santa Lucia sa che si è sempre sospettato che dietro questa devastante, aggressiva politica della Regione ci fosse qualcuno interessato a rilevare e/o l’Istituto e/o il bacino di utenza e di posti letto di alta specialità. Verosimile? Certamente e mai smentito. Lo stesso Zingaretti in occasione riservata ma davanti a testimoni non ha avuto davanti a questa ipotesi un atteggiamento negazionista. Un “giallo” nel disastro annunciato? L’atteggiamento è incomprensibile. Eppure i dirigenti dell’Istituto, consci della difficoltà della situazione chiedevano in fondo che venisse adottata una strategia di dialogo, con una road map che per passaggi successivi portasse a una soluzione condivisa. Il niet di Zingaretti porta in una sola direzione, il portone della Procura della Repubblica.
E stupisce, alla luce di quanto scritto, il comunicato emesso dall’ufficio di Zingaretti in serata, quando erano girate le prime voci sull’allarme lanciato dal S.Lucia. “La Regione Lazio non ignora le istanze del S. Lucia, anzi è stupita dai toni usati che non rispecchiano per nulla il clima registrato nei vari incontri che si sono succeduti fino a ieri con i legali della struttura”. Lo comunica in una nota la Regione Lazio.“In quella sede, infatti – prosegue la nota – è emersa la concreta possibilità di dare una risposta alle istanze che sono state poste al centro del tavolo di confronto. Dunque da parte nostra non c’è alcun rischio di chiusura, ma solo la volontà di proseguire nel dialogo con i legali per arrivare ad una soluzione della vicenda attraverso regole certe che dovranno essere rispettate da tutti”. La nota si commenta da sé.

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