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Il prefetto Pansa sul giallo Ablyazov. Troppi kazaki presenti al blitz

La Procura di Roma si muove sulla vicenda Shalabayeva. Al termine di una riunione svolta nell’ufficio del procuratore capo, Giuseppe Pignatone, i pm della capitale hanno deciso di acquisire la relazione del capo della Polizia, Alessandro Pansa. Il primo di una serie di atti istruttori, tra i quali non è esclusa una rogatoria per ascoltare la moglie del dissidente kazako Ablyazov.

Il dossier di Pansa è stato inserito nel fascicolo già avviato dai pm su alcuni documenti, tra cui il passaporto, in possesso della donna. Nelle carte affidate al pm Eugenio Albamonte, Alma Shalabayeva risulta indagata per i reati previsti dagli articoli 497 bis e 648 del codice penale: possesso di documenti falsi e ricettazione.
Ulteriori accertamenti saranno svolti dagli ispettori del ministero della Giustizia. Lo ha comunicato Annamaria Cancellieri alla Camera. “Dal verbale dell’udienza di convalida dell’espulsione” di Alma Shalabayeva, svoltasi davanti al giudice di pace il 31 maggio scorso nel Cie di Ponte Galeria – ha spiegato il ministro -, “non emerge che la Shalabayeva, o il suo rappresentante legale, abbiano formulato istanza di asilo politico, ovvero abbiano rappresentato problematiche di tipo umanitario o politico connesse al rientro nel Paese di nazionalità”.

“La Procura di Roma – ha precisato il ministro – è intervenuta nel procedimento di espulsione esclusivamente con il rilascio del nulla osta”, come previsto dal Testo unico sull’immigrazione. “Ciò in quanto – ha aggiunto – non venivano rilevate ragioni processuali ostative derivanti dal procedimento penale aperto nei confronti della Shalabayeva stessa per il possesso di passaporto diplomatico ritenuto falso”.
Sulla vicenda è intervenuto, dopo la relazione consegnata ieri al ministro Alfano, direttamente anche il capo della Polizia, in un’audizione di fronte alla commissione per i diritti umani del Senato. La vicenda Shalabayeva non è stata gestita correttamente “per la presenza massiccia e prolungata negli uffici di polizia di autorità kazake”. E’ il passaggio più critico nelle parole di Pansa. “Ho stigmatizzato questi comportamenti – ha sottolineato il prefetto – sono una disfunzione del sistema, addebitabile a una superficialità nella gestione della vicenda”.

Il vulnus essenziale – ha spiegato però il capo della Polizia – “è che in nessun momento nessuno, compresi gli avvocati, ha detto ‘guardate che il marito della signora è un perseguitato politicò. Noi purtroppo non lo sapevamo”.
Confermata la versione dei due ministri dell’Interno e degli Esteri: “A me non risulta – evidenzia Pansa – che prima del giorno primo giugno il ministro Alfano o il ministro Bonino sapessero dell’espulsione della signora”. Ministri all’oscuro quindi sul rimpatrio forzato di Alma e Alua. “Ho fatto accertamenti su questo – ha aggiunto Pansa – dal gabinetto del ministro sono state fornite informazioni solo sulla ricerca del latitante, non è stata fornita, per distrazione o per errore, l’informazione dell’espulsione della signora”.

Chiarito anche il mancato coinvolgimento dei servizi segreti. “Non c’è una procedura per informare i servizi in questi casi”, ha precisato Pansa.
Altre spiegazioni sono state fornite sul blitz che ha portato al fermo. “La signora non ci risultava avesse un permesso di soggiorno lettone – chiarisce Pansa -: in sede di ricorso amministrativo il 28 giugno vi è una dichiarazione che lei possiede un permesso di soggiorno con visto Schengen, ma lei questo non lo ha mai dichiarato”. “Fatto strano – aggiunge il capo della Polizia – è che quando è stata condotta in questura insieme al cognato, anche lui ritenuto irregolare, e venivano sottoposti al prelievo impronte, il cognato ha detto io ho un permesso di soggiorno. Lo ha preso a casa, portato in questura, e dimostrato che era in regola. A questa scena ha assistito la signora Shalabayeva, che però non ha ritenuto di doverlo dire”.

Quanto ai dettagli sull’irruzione a Casal Palocco: “In tutto c’erano 37 o 39 poliziotti – ha spiegato Pansa -. Era stato indicato un soggetto pericoloso, custodito da uomini armati in una villa di ampie dimensioni che offriva numerose via di fuga”. “Un dispositivo normale -ha precisato il capo della Polizia – e non esagerato. In questi casi si predispone un intervento ampio, anche per precauzione. Erano lì per catturare un uomo in quel momento ritenuto un latitante pericoloso”. “Risulta – ha aggiunto Pansa – che Ablyazov sia stato nella villetta di Casal Palocco fino al 25 maggio”.

“LA MADRE HA VOLUTO ALUA CON SE'” – Chiarita anche la dinamica relativa alla piccola Alua, che non è stata espulsa – ha sottolineato Pansa -, perché “la legge italiana lo vieta”, ma è stata la madre a volerla con sè. “A Ciampino la signora nonostante gli fosse stato chiesto di lasciare la figlia alla sorella – ha aggiunto il prefetto -, o a qualcun altro di sua fiducia, ha voluto che le fosse consegnata”.

Una critica anche ai legali della donna: “grave” – dice Pansa -“che gli avvocati della famiglia Ablyazov sostengano che i legali non abbiano avuto accesso agli atti che hanno riguardato l’espulsione di Alma Shalabayeva. “A loro è stato fornito verbale di accesso agli atti”.
Torna a farsi sentire anche Giuseppe Procaccini, dopo le dimissioni da capo di gabinetto del ministero dell’Intero. “‘Leggo su alcuni giornali, ai quali ho rilasciato interviste, una ricostruzione sostanzialmente corretta delle mie parole – ha sottolineato Procaccini -, laddove racconto i fatti. Mi spiace che alcune ricostruzioni tendano a mettermi in contraddizione con quanto sempre detto dal ministro Alfano, con il quale non c’è alcuna differenza di visione, in quanto mi riconosco nella veritiera ricostruzione dallo stesso resa in tutte le sedi; ricostruzione, peraltro, coincidente con la mia”.

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