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Liste d’attesa, per i malati cronici corsia preferenziale con i medici di famiglia

Ridurre le liste d’attesa si può, tanto per cominciare facendo in modo che i malati cronici usino il Recup solo per prenotare le prime visite, poi il percorso sanitario dovrà proseguire con il proprio medico di famiglia. Così la Regione Lazio in un primo incontro con i direttori generali e sanitari delle aziende ospedaliere e delle Asl, sta affrontando il problema delle liste d’attesa, una priorità assoluta per il presidente Zingaretti.

I malati cronici, soggetti affetti da patologie oncologiche, cardiovascolari, respiratorie e diabetologiche, rappresentano il settanta per cento del volume delle prestazioni richieste al Recup, ebbene la novità della Regione sta nel fatto che «i malati cronici si rivolgeranno al centralino di prenotazione solo per le prime visite: poi i successevi controlli saranne gestiti direttamente dai medici di famiglia, rientrando in percorsi di screening e seguendo i protocolli scientifici. Così le liste d’attesa saranno accorciate», assicurano alla Regione. Allo studio c’è anche la possibilità di alleggerire il carico anche coinvolgendo tutti gli erogatori dei servizi privati accreditati al sistema sanitario regionale.

Ma per liberare il Recup si deve puntare anche a «un governo del sistema, cioé al ricorrere agli accertamenti medici sulla base delle necessità complessive e non a discrezione delle strutture».
L’incontro è stata l’occasione per mettere a confronto le diverse esperienze già attuate nelle Asl. Camillo Riccioni, direttore generale della Asl Roma A, racconta il progetto che la struttura sta portando avanti da tre anni con i fondi intramoenia accantonati dalla Asl: «L’abbattimento delle liste d’attese si raggiunge evitando l’eccesso di prestazioni inutili, inappropriate. Con questà ottimizzazione per oltre 40 tipi di esami clinici i residenti della Asl Rm A possono accedere ai servizi tra i 20 e i 40 giorni». Il progetto è applicato fino ad oggi a chi vive in questa Asl del centro, circa quindi il venti per cento dei romani, ma l’obiettivo è ora che questa idea vincente contagi anche le altre aziende sanitarie.

Mercoledì 17 Luglio 2013 – 17:44

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