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Tangentopoli viterbese, la Regione si costituisce parte civile

I nodi vengono al pettine, dopo anni di indagini e di polemiche. La sanità della Tuscia non si è ancora ripresa del tutto da una tangentopoli che ha radici profonde e che coinvolge diverse persone e centri di poteri, anche se l’imputato principale è uno e uno solo, quel Pippo Aloisio fatto dimettere frettolosamente dalla direzione della Asl quando si profilò l’emergere dello scandalo. Adesso, dopo la Asl di Viterbo e l’associazione antimafia Caponnetto, pure la Regione Lazio si costituisce parte civile. In questo modo, la giunta guidata da Nicola Zingaretti, commissario per la sanità nel Lazio, intende dare il segnale preciso che un nuovo corso è in atto: «Il nostro scopo è tutelare i diritti lesi dei cittadini e dei pazienti del territorio», fanno sapere dall’ente di via Cristoforo Colombo.

La maxi inchiesta ha scoperchiato, secondo l’impianto accusatorio dei pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, un sistema vischioso di scambio di favori tra dirigenti Asl e imprenditori: i primi avrebbero agevolato i secondi nell’assegnazione degli appalti, i secondi avrebbero ricambiato con assunzioni gradite ai primi, mazzette e voti. Doppio il filone d’indagine, confluito in un unico giudizio: il primo impianto accusatorio riguarda la Cittadella della salute dove sono stati accentratati tutti gli uffici; il secondo coinvolge i servizi di comunicazione e informatizzazione della Asl. Un solo imputato compare in entrambi: Giuseppe Aloisio, ex direttore generale.

Tra gli altri rinviati a giudizio (32 in totale), i proprietari della Santa Teresa e del Cra di Nepi, Roberto e Fabio Angelucci, l’imprenditore Umberto Marcoccia e l’ex superconsulente Mauro Paoloni. Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso ideologico. Reati che sarebbero stati commessi tra il 2006 e il 2009. A volere che la Asl si costituisse parte civile è stato proprio il successore di Aloisio, Adolfo Pipino, prima nominato commissario, poi direttore sino a dicembre 2012. Poi è stata la volta della ”Caponnetto”. Ora, si aggiunge Zingaretti.

«Nel maxi processo sulla tangentopoli della sanità di Viterbo la Regione – fanno sapere dallo staff del presidente – si costituirà parte civile per tutelare i diritti lesi dei cittadini e dei pazienti del territorio. In attesa che la magistratura faccia il suo corso, la Regione si ritiene fortemente danneggiata dal quadro finora emerso. La costituzione di parte civile è un atto dovuto che ha come obiettivo quello di ottenere il risarcimento dei danni subiti una volta che i fatti e le responsabilità saranno accertati».

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