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IL PUNTO/ Avanti con l’abolizione delle province e l’istituzione delle città metropolitane

Graziano Delrio, ministro Affari Regionali

Il governo va avanti sul tema dell’abolizione delle Province: dopo l’ok al ddl costituzionale che le cancella, approdera’ venerdi’ in consiglio dei ministri il disegno di legge ordinaria che mette mano al riordino degli enti locali e va dritto verso l’istituzione delle citta’ metropolitane. “Venerdi’ vado in Cdm con il ddl, abbiamo solo atteso la sentenza della Consulta per capire come muoverci”, ha annunciato al termine della Conferenza Unificata il ministro degli Affari regionali Graziano Delrio spiegando che il disegno di legge “sara’ coerente con quello costituzionale”. Due i livelli di governo, le Regioni e i Comuni: alle prime vanno funzioni di legislazione e pianificazione generale, ai secondi funzioni amministrative. A quanto si apprende nel ddl che approdera’ sul tavolo del Cdm venerdi’ e che fara’ da ponte tra la legge costituzionale e l’attuale situazione, non scompare la parola Provincia, organismo previsto dalla Costituzione finche’ quest’ultima non sara’ modificata con le nuove norme in Parlamento. Ma la Provincia cessa di essere l’ente, guidato da rappresentanti eletti, conosciuto fino ad oggi. L’ente di area vasta sarebbe piuttosto destinato a diventare un ente di secondo livello, guidato, a titolo gratuito, dai sindaci dei Comuni che lo compongono. Gli enti di “area vasta, cioe’ province e citta metropolitane, diventano enti che devono assumere funzioni e dimensioni migliori per offrire servizi efficienti a cittadini e imprese”, ha spiegato Delrio. Le attuali funzioni delle Province sono destinate a passare a Regioni e Comuni. Agli enti di area vasta restano “funzioni di pianificazione territoriale, ambientale, trasportistica e di gestione delle strade”. “Le citta’ metropolitane invece diventeranno uno dei motori di sviluppo del nostro paese”, ha detto Delrio sottolineando che “avranno loro competenze precise e piu’ ampie su sviluppo economico, pianificazione strategica, coordinamento delle reti trasporto”. Strumenti utili a metterle “nelle condizioni di competere” con le altre grandi citta’ europee. Nelle Regioni in cui non ci sono citta’ metropolitane, “l’area vasta verra’ organizzata come comunita’ di sindaci e collegi di comuni – ha osservato Delrio – Stimoleremo molto le unioni comunali”. Le unioni dei Comuni, sebbene non obbligatorie, potrebbero essere favorite riconoscendo degli incentivi.
Secondo il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliarello “non c’e’ un accanimento terapeutico nei confronti delle Province, c’e’ un tentativo di razionalizzare e semplificare i livelli di governo sul territorio”. Ed e’ cosi’ che a fine agosto, ha annunciato Delrio, sara’ ripreso anche il lavoro, mai portato a termine, di ricognizione dei circa 5mila enti intermedi esistenti per chiudere quelli inutili. Intanto l’Upi e’ sul piede di guerra, chiede al governo di uniformarsi alla sentenza della Corte Costituzionale e di indire subito le elezioni nelle 21 Province commissariate: “La sentenza della Consulta ha confermato che le Province hanno dignita’ costituzionale e e ogni operazione di riordino ci deve coinvolgere – ha avvertito il presidente Antonio Saitta – Il riordino delle Province non puo’ che essere un pezzo di un riordino piu’ complessivo”.

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