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Mafia, il Gip non archivia, continuare indagine su Schifani

Non si chiude l’indagine per concorso in associazione mafiosa sul capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani. Il gip di Palermo Piergiorgio Morosini ha respinto la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura e ha dato ai pm 120 giorni per approfondire alcuni spunti investigativi, indicando sette collaboratori di giustizia da sentire. ”Gli approfondimenti istruttori disposti dal giudice non potranno che confermare la mia totale estraneita’ a rapporti collusivi con esponenti mafiosi”: ha commentato il senatore. ”Del resto, – ha aggiunto – i collaboratori di giustizia indicati dal gip nella sua ordinanza di integrazione di indagine, nel corso di tutti questi lunghissimi anni, hanno reso numerosi interrogatori e sottoscritto protocolli di collaborazione nei quali non hanno mai fatto riferimenti alla mia persona”. Al fianco del senatore si schiera il Pdl al completo. A partire dal suo leader Silvio Berlusconi, che si e’ detto sicuro ”che sara’ accertata la sua totale e incontrovertibile estraneita’ a qualsiasi accusa”. ”Renato Schifani – ha scritto in una nota l’ex premier – ha ricoperto nella scorsa legislatura la carica di presidente del Senato con dedizione assoluta al servizio dello Stato e con spirito al di sopra delle parti, come gli e’ stato unanimemente riconosciuto”. Che il giudice avesse puntato l’attenzione sull’esame dei pentiti era venuto fuori anche all’udienza di martedi’ scorso, quando, convocate accusa e difesa, aveva chiesto ai pm chiarimenti proprio sui collaboratori di giustizia interrogati nel corso dell’inchiesta. La risposta della Procura evidentemente non ha soddisfatto il magistrato che ha sottolineato come i protocolli investigativi relativi alle indagini sul concorso esterno in associazione mafiosa prevedono che, se un collaboratore di giustizia parla di un fatto specifico, vadano sentiti sul punto tutti gli ex boss che hanno reso dichiarazioni sul territorio e sul periodo oggetto d’indagine. Ed e’ il riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori Gaspare Spatuzza, Francesco Campanella, Innocenzo Lo Sicco, sentito pero’ a indagini scadute, e Stefano Lo Verso, che chiede il giudice. In particolare, nel suo provvedimento di 10 pagine, Morosini chiede ai magistrati di ascoltare i pentiti Tullio Cannella, Giovanni Drago e Innocenzo Lo Sicco, le cui dichiarazioni sono inutilizzabili proprio perche’ acquisite fuori termine, che dovrebbero rispondere sulle presunte relazioni tra il senatore e la famiglia mafiosa di Brancaccio. Mentre Nino Giuffre’, Mario Cusimano e Salvatore Lanzalaco potrebbero fornire degli spunti sulle presunte relazioni tra Schifani e il boss di Villabate Nino Mandala’. Se dunque per la Procura le rivelazioni di Spatuzza e Campanella non erano sufficienti a formulare una richiesta di rinvio a giudizio del senatore, per il gip la partita potrebbe non essere chiusa. E molto dipendera’ da cosa diranno gli altri ex mafiosi. Spatuzza aveva parlato di incontri tra l’allora avvocato Schifani e un suo cliente Pippo Cosenza nei locali di una societa’ usata dai Graviano come quartier generale. Il collaboratore non ha mai saputo dire, pero’, se a questi colloqui abbia mai partecipato uno dei boss di Brancaccio. Campanella, invece, ha raccontato dei rapporti tra il capogruppo del Pdl e il capomafia di Villabate Nino Mandala’ sostenendo che Schifani, consulente del Comune per il piano regolatore, in realta’ facesse gli interessi di Cosa nostra. Per i pm, pero’, sarebbe stato necessario dimostrare che ”Schifani fosse consapevole e compartecipe, prestandovi la propria collaborazione”. ”Ma di cio’ – hanno scritto nella richiesta di archiviazione – non c’e’ prova”. Saranno i sette collaboratori ora a rispondere ai dubbi del gip.

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