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IL PUNTO/ Ancora polemiche Pd, ma intanto Renzi aumenta il consenso

Chiudersi nel recinto degli iscritti per provare ad arginare la forza d’urto di Matteo Renzi, e’ mettere un’ipoteca sul futuro del Pd. Si preparano allo scontro finale sulle regole del congresso, gli uomini vicini al sindaco di Firenze. Consapevoli, questa volta, di non essere piu’ tanto soli. Lo ha potuto appurare lo stesso Renzi nella direzione nazionale ad alta tensione di ieri, che ha registrato la saldatura di un ampio fronte per le primarie aperte. La prossima settimana sara’ quella decisiva. Al centro del contendere, la data per presentare le candidature e la platea che sara’ chiamata a scegliere il nuovo segretario del Pd, nell’assise che si concludera’ entro novembre. La direzione del partito, ieri, e’ stata sospesa con un braccio di ferro in corso, dopo la proposta di Dario Franceschini di permettere di votare il segretario solo agli iscritti e l’alzata di scudi di un ampio fronte che va dai candidati Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Gianni Pittella, a Rosy Bindi, dai giovani turchi ai veltroniani, da Antonio Bassolino a – naturalmente – Matteo Renzi. Il segretario Guglielmo Epifani prendera’ ora l’iniziativa di sentire tutte le anime del partito, alla ricerca di una sintesi. Ma in settimana – con un occhio alla sentenza in Cassazione per Berlusconi che potrebbe mutare le prospettive del governo – si dovra’ decidere. Con una riunione della commissione congressuale, che sara’ seguita, il 31 o l’1, dal prosieguo della direzione. Renzi intanto resta in silenzio stampa e si dedica al lavoro da sindaco. Non arrabbiato, raccontano i suoi, ma piuttosto deluso da quanto visto e sentito ieri da parte di chi, nel tentativo di arginarlo, rischia di far implodere il partito. Piu’ che concentrarsi sulle regole, ragiona, bisognerebbe dedicarsi ai problemi del Paese. Tanto piu’ che le regole attuali sulle primarie sono state applicate piu’ volte con buoni risultati in termini di partecipazione. “Nel 2009 votarono 3 milioni di simpatizzanti e iscritti. Questa volta a quanto si punta?”, domanda il deputato Angelo Rughetti, con riferimento alla platea limitata degli iscritti, che vedrebbe escluso anche Prodi. A Franceschini, Davide Faraone rinfaccia di aver cambiato idea rispetto al 2009, quando invocava primarie aperte: “Forse governare insieme ad Alfano e Brunetta non fa poi cosi’ bene – insinua – E forse non pensa piu’ ad un Pd di governo, ma ad un Pd che si adatti a questo governo…”. E’ l’idea, esposta ieri da Rosy Bindi, che si rischi di sacrificare il partito, nel tentativo di tenere insieme l’esecutivo. Una petizione per fissare subito la data del congresso ha raccolto in poche ore piu’ di mille firme. Le fila dei sostenitori delle primarie aperte, nella base come tra i dirigenti, si ingrossano sempre piu’. Tant’e’ che, fanno di conto i renziani, anche con il sostegno dei ‘filo-governativi’, dei franceschiniani, dei bersaniani, la linea della chiusura ai soli iscritti non riuscirebbe a passare nell’assemblea del partito. “Trovare un accordo tra tutti e’ un dovere morale”, afferma Cuperlo. Mentre Cesare Damiano, convinto che “non sarebbe assolutamente fuori luogo che il segretario venga eletto dai suoi iscritti”, sottolinea che sarebbe meglio mettere “la foga e l’interesse” dimostrati per le regole sui “contenuti dell’azione di governo”. Insomma, e’ convinzione comune che si debba uscire dall’impasse, anche per il bene del partito. E per “seppellire – osserva Dario Ginefra – ogni voce di scissione, che non fa bene a nessuno”.

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