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IL PUNTO/Mediaset: sale tensione tra i partiti e Letta detta l’agenda

Una forte accelerazione su decreti legge e disegni di legge in Parlamento ma, soprattutto, la calendarizzazione della legge elettorale (approdera’ a settembre alla Camera e sara’ votata a ottobre). E’ la risposta, “pragmatica”, del governo, all’immobilismo determinato dall’attesa della pronuncia della Cassazione sul processo Mediaset. Il dibattito politico sembra trascinarsi stanco nelle stanze del ‘Palazzo’. In realta’ i partiti, che evitano dichiarazioni sul caso Mediaset, lavorano alle strategie da adottare in caso di rinvio o condanna del Cavaliere. Lo stesso calendario dei lavori parlamentari sembrerebbe frutto del lavoro silenzioso delle segreterie politiche e dell’Esecutivo: entrambi, chi per un verso chi per un altro, mirano a realizzare il maggior numero di provvedimenti. Per il governo significa proseguire il cammino che si era proposto anche per superare le probabili tensioni nel dopo-sentenza; i partiti, invece, non possono e non vogliono dare l’idea al proprio elettorato di rimanere immobili. La tensione sul caso Mediaset, al di la’ delle dichiarazioni di circostanza, e’ altissima. Dal Pdl si levano poche voci (tutte ovviamente a difesa di Silvio Berlusconi) divise pero’ sugli scenari in caso di condanna del Cav: i ‘falchi’ minacciano “riflessi” sulla tenuta del Governo; le ‘colombe’ assicurano che “ripercussioni non ce ne saranno” e rilanciano la palla nel campo del Pd affinche’ eviti che “le dinamiche interne si proiettino all’esterno a discapito dell’Esecutivo”. L’unica certezza e’ che fino alla sentenza si dovra’ mantenere un profilo basso. Scelta che fa anche il Partito Democratico che rifiuta la polemica diretta con il Pdl, preferendo attendere il verdetto della Cassazione. Cosi’ anche la Commissione Congresso del partito resta in stand by sulle regole. Pochi gli interventi. Si fa sentire il viceministro Stefano Fassina che si rivolge al centrodestra: “dimostri senso di responsabilita’, separando le vicende di Berlusconi dalle emergenze dell’Italia”. Piu’ attento alle dinamiche interne, Beppe Fioroni: “C’e’ il timore che una condanna faccia scattare una convergenza tra opposti interessi – afferma – tra chi vorrebbe accelerare la rimozione di Letta dal governo e chi non gradisce Renzi alla guida del partito”. L’opposizione attacca a testa bassa. Il M5S soffia sul fuoco. “Ci troviamo alla resa dei conti e i nodi vengono al pettine – afferma il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio – Ironia della sorte, il Pd dipende dai processi di Silvio Berlusconi cosi’ come il Pdl”. Ma il lavoro si svolge lontano da telecamere e taccuini. Nel pomeriggio, a Palazzo Chigi, Enrico Letta ha incontrato i ministri Dario Franceschini e Gaetano Quagliariello per fare il punto (a fine giornata l’esito della capigruppo sara’ definito “un successo”). Il governo ha spinto per la calendarizzazione della discussione sulla legge elettorale a settembre, trovando gioco facile grazie all’attivismo del Pd. La richiesta di procedura d’urgenza porta la firma del capogruppo alla Camera, Roberto Speranza. Al di la’ delle logiche interne, i democrats avvisano il Pdl: nessuna paura di andare al voto. E il pdl non si oppone in questa fase pronto pero’ allo show down anche da domani se le cose dovessero mettersi male per il suo leader. Il governo, dal suo canto, giudica tutti i provvedimenti in calendario una sorta di assicurazione sulla vita. Chi si prendera’ la responsabilita’, di fronte agli elettori, di bloccare decreti come quello sull’Iva o quello del Fare? Quanto alla legge elettorale, in ambienti dell’esecutivo si ribadisce che la riforma rimane uno degli impegni prioritari.

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