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Berlusconi, su salvacondotto scontro Pd-Pdl

Ancora alta tensione nella maggioranza sul futuro politico di Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte di Cassazione. Il Pdl continua a polemizzare con il segretario del Pd, Guglielmo Epifani dopo l’intervista rilasciata ieri dal segretario dei Democratici ma dal Pd resta ferma l’opposizione a qualsiasi forma di salvacondotto per l’ex premier. Enrico Letta evita le domande dirette dei giornalisti che e alla fine del Consiglio dei ministri sottolinea che “Negli anni, e in questi ultimi tre mesi, credo di aver imparato le regole della comunicazione e quella che intendiamo fare oggi e’ sulle misure che abbiamo preso contro il femminicidio. Non la copriremo con altre questioni”. Ma il Pdl resta agguerrito: Maurizio Lupi ribadisce che l’intervista di Epifani e’ stata una ‘provocazione’ e chiede al partito di largo del Nazareno di dire “chiaramente se vogliono continuare a star in questo progetto oppure no”. Ma dal Pd e’ ancora Rosy Bindi a replicare: “chi pensa che le larghe intese servano per assolvere Berlusconi e garantirgli un salvacondotto politico non e’ un nostro interlocutore. Questo governo serve se fa le cose che servono agli italiani, se fa bene al Paese”, aggiunge. La linea del Pd, che in serata riunira’ a sua direzione, e’ ribadita da Stefano Fassina: interventi ad personam, dice, sono “fuori dal perimetro costituzionale sarebbero fuori dal perimetro delle nostre leggi”.Secondo Fassina “il governo non deve fare interventi ad hoc per nessuno. E’ il Pdl che deve dire se ha cambiato idea rispetto al programma del governo Letta”, dice il vice ministro dell’economia, secondo cui ieri “Epifani ha ribadito un principio elementare in ogni democrazia, quello per cui la legge e’ uguale per tutti, le sentenze vanno rispettate e le leggi vanno applicate. Questo non credo sia un punto di parte, ma fa parte delle democrazie di ogni parte del mondo”. Ad allontanare lo spettro di una crisi e di un eventuale ritorno alle urne e’ il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, secondo cui “non e’ possibile tornare alle urne con questa legge elettorale prima del 3 dicembre, data dell’udienza della Corte costituzionale, perche’ nessuno consentirebbe al Paese di andare a votare con una legge che potrebbe essere dichiarata illegittima prima ancora che il nuovo Parlamento si sia insediato”.

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