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Processo Bo Xilai, domani il principe rosso alla sbarra

Il processo a Bo Xilai, l’ex-astro nascente della politica cinese caduto in disgrazia improvvisamente per una storia di soldi, potere e sesso, si apre domani a Jinan. La citta’ – che con oltre sei milioni di abitanti e’ considerata in Cina di “medie” dimensioni – e’ controllata metro per metro da un impressionante schieramento di poliziotti, in divisa e soprattutto in borghese. Si tratta del processo politico piu’ importante dopo quello, che fu celebrato nel 1980, contro la vedova del presidente Mao Zedong, Jiang Qing, e i suoi associati nella “banda dei quattro”. La differenza tra quel processo e’ quello che si apre domani nel tribunale di Jinan e’ che mentre gli imputati di allora erano temuti e odiati dalla grande maggioranza dei cinesi, Bo Xilai ha ancora molti simpatizzanti, nel Partito e tra la popolazione soprattutto a Chongqing, la “Gotham City” di 30 milioni di abitanti nella quale e’ stato segretario del Partito Comunista e da dove ha lanciato la sua fallita scalata ai massimi vertici del potere. Un piccolo assaggio di quella popolarita’ si e’ avuta oggi quando un gruppo di sostenitori di Bo ha inscenato una manifestazione davanti al tribunale, denunciando il processo come “illegale”. Oltre a loro erano presenti un certo numero di “petitioner” – i “questuanti” che hanno fatto un mestiere della denuncia di ingiustizie subite da parte dei governi locali – confluiti nella citta’ per sfruttare la presenza di almeno 200 giornalisti stranieri. E’ anche a causa della persistente popolarita’ dell’imputato che le autorita’ hanno deciso che il processo non sara’ trasmesso in diretta dalla TV di stato, come fu per quello di Jiang Qing. Pochi dubbi sussistono sul fatto che Bo sara’ condannato per i reati dei quali e’ accusato: corruzione, appropriazione indebita e abuso di potere. In teoria potrebbe essere condannato a morte, ma la maggioranza dei commentatori ritiene probabile che la pena sara’ lieve per non suscitare le ire di altri “principi” – figli e nipoti dei “grandi rivoluzionari” – che dominano la politica e il mondo degli affari cinesi e per evitare proteste di piazza, difficili ma non impossibili in questo caso. Bo, 64 anni, figlio dell'”eroe rosso” Bo Yibo, sembrava destinato ai vertici del potere cinese all’inizio del 2012, quando il suo ex-braccio destro Wang Lijun, dopo essersi rifugiato in una sede diplomatica americana, fu arrestato. Wang affermo’ che la moglie di Bo, Gu Kailai, aveva assassinato l’uomo d’affari britannico Neil Heywood e che Bo aveva cercato di proteggerla. Questo e’ uno dei crimini dei quali e’ accusato. Gli altri si riferiscono ai lucrosi affari che ha condotto dentro e fuori la Cina e sui quali il velo verra’ sollevato domani, dopo un anno di ipotesi e di indiscrezioni. Sua moglie, Gu Kailai, e’ stata condannata all’ergastolo dopo aver confessato l’omicidio di Heywood. Wang Lijun se l’e’ cavata con 15 anni di prigione, anche per essere, almeno a quanto se ne sa, il principale “testimone della Corona

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