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Libano, strage dopo la preghiera; 42 morti e 500 feriti

Attentanti nella seconda città del Paese, vicino a due moschee sunnite. Il premier: “Azione che mira a fomentare il conflitto”. Condanna anche da Hezbollah. Tra Beirut e Due autobomba hanno provocato almeno 42 morti e 500 feriti a Tripoli, la seconda città del Libano. Gli attentati si sono verificati nei pressi di due moschee sunnite, al termine della preghiera del venerdì. Il bilancio, ancora provvisorio, è stato reso noto dal direttore della Croce Rossa libanese, Georges Kettaneh, che ha sottolineato come ci siano “feriti in serie condizioni con ustioni e ferite alla testa”. Si tratta dell’attacco più sanguinario dalla fine della guerra civile nel 1990.

La prima autobomba è esplosa vicino alla moschea di Taqwa, nei pressi della casa del primo ministro uscente Najib Mikati. Si tratta dell’usuale luogo di preghiera per Salem Rafei, un religioso salafita in contrasto con il gruppo militante libanese di Hezbollah. Non è chiaro se si trovasse all’interno della moschea, tuttavia non sembra sia rimasto ferito. Lo scoppio si è verificato al momento dell’uscita dei fedeli.

La seconda esplosione ha scosso, cinque minuti dopo, la zona del porto, vicino alla moschea di Salam e non lontano dalla casa dell’ex capo della polizia Ashraf Rifi. Le emittenti libanesi hanno mostrato alte colonne di fumo, facciate degli edifici colpite e veicoli in fiamme. I predicatori di entrambe le moschee sono oppositori del presidente siriano Bashar al-Assad e del suo alleato siriano Hezbollah.

La condanna di Hezbollah. Un’azione che mira a “fomentare il conflitto” in Libano. Così il primo ministro Mikati ha condannato l’accaduto. “Ma promettiamo ai nostri figli e fratelli a Tripoli che rimarremo al loro fianco, specialmente in questo momento critico”, ha aggiunto il premier. Anche Hezbollah ha espresso “la massima solidarietà e unità con i fratelli nell’amata città di Tripoli”, definendo gli attacchi parte di un “progetto criminale che mira a seminare i semi della guerra civile tra i libanesi e a trascinarli in lotte interne settarie ed etniche”.

Le esplosioni nella città costiera libanese arrivano a una settimana di distanza dall’autobomba kamikaze che ha investito i sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah, uccidendo 27 persone. Negli ultimi mesi Tripoli è stata teatro di combattimenti tra sunniti, sostenitori dell’opposizione siriana, e alawiti, vicini a Bashar al-Assad.

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