| categoria: sanità

TRAPIANTI/Rene, il test delle urine potrà predire il rischio rigetto

Un intervento di trapianto

Un test delle urine per predire il rischio di rigetto dopo un trapianto di rene. A prospettare questo nuovo strumento mini-invasivo è uno studio Usa pubblicato sull”American Journal of Transplantation’. I livelli nelle urine di una proteina chiamata CXCL9 – spiegano i ricercatori – possono essere utilizzati come ‘spia’ per diagnosticare, monitorare o prevedere anche un mese prima la reazione di rigetto dell’organismo contro l’organo trapiantato, vissuto come uno corpo estraneo ‘nemico’. Nonostante l’assunzione di farmaci antirigetto, il 10-15% dei pazienti sottoposti a trapianto di rene va incontro a un rigetto d’organo nel primo anno successivo all’intervento. Oggi, quando si sospetta un rigetto viene fatta una biopsia di verifica. La procedura è considerata generalmente sicura, ma è comunque una metodica invasiva associata al rischio di sanguinamento e dolore, e non sempre offre una ‘fotografia’ accurata dello stato di salute del rene. Per valutare la possibilità di superare questi limiti attraverso una tecnica ‘soft’ come un’analisi delle urine, i ricercatori dell’Icahn School of Medicine, presso la Mount Sinai and the Case Western Reserve University, hanno raccolto periodicamente campioni di urina da 280 adulti e bambini sottoposti a trapianto di rene, per 2 anni dopo l’intervento. Dopo avere misurato i livelli urinari di molecole già note per essere associate al rigetto, gli scienziati hanno identificato la proteina CXCL9 come miglior candidato biomarker: è risultato infatti che i pazienti con bassi livelli di CXCL9, misurati 6 mesi dopo il trapianto, avevano una probabilità bassa di sviluppare un rigetto o una perdita di funzione del nuovo organo nei successivi 18 mesi. Inoltre, i livelli di CXCL9 possono essere usati per predire e monitorare un’eventuale reazione di rigetto. Redazione Online News

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