| categoria: politica

Colle in silenzio, vigila su lavoro Letta e mosse Pdl

”Tocchera’ a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, ma preminente per tutti dovra’ essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”. Cosi’ Giorgio Napolitano il 13 agosto scorso forniva al Pdl – sconvolto dalla condanna del suo leader Silvio Berlusconi – la linea del possibile, ed ancor piu’, dell’impossibile. Sono passate quasi due settimane ma rimane tutta in questo concetto la determinazione del Colle che da giorni osserva silente le mosse del Pdl, le dichiarazioni ora furibonde ora piu’ razionali di ‘falchi e colombe’. Il presidente ”cura” da lontano ma con attenzione le mosse del governo Letta, informandosi dei progressi dell’esecutivo delle larghe intese sui provvedimenti economici – quelli che interessano veramente il Paese – che si devono varare al piu’ presto. Da quello odierno sui precari ai provvedimenti piu’ complessi, come la cancellazione dell’Imu e il non aumento dell’Iva. Il tutto, naturalmente, senza perdere di vista il rigore di bilancio. Il pallino del gioco, insomma, e’ lontano dal Quirinale in questi giorni. E la linea del silenzio sembra funzionare: gli appelli – ed anche gli attacchi – a Napolitano sono via via scemati e nel Pdl si e’ quasi preso atto che non serve tirare in ballo il Quirinale, perche’ la soluzione va trovata in altre sedi e, forse, attraverso altre istituzioni. Calma e gesso, quindi. Una calma che Napolitano infonde anche al giovane Letta che tira avanti per la sua strada macinando lavoro a palazzo Chigi. Cio’ non toglie che le continue fibrillazioni non possano che preoccupare il capo dello Stato che osserva attentamente l’andamento della borsa – oggi e’ crollato il titolo Mediaset – e le oscillazioni dello spread. Perche’ e’ chiaro che sia l’Europa che i mercati non faranno sconti all’ennesima crisi di governo dell’Italia. Un nuovo terremoto politico in uno dei Paesi fondatori della Ue non sarebbe proprio gradito, soprattutto alla vigilia delle elezioni tedesche.

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