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MOSTRAVENEZIA/ Parkland, la storia minima nell’omicidio di JFK

Tutto il caos intorno all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy e’ raccontato con spirito cronachistico e in tempo reale in ‘Parkland’, film in concorso in questa 70/ma edizione del Festival di Venezia firmato, non a caso, da Peter Landesman, giornalista d’inchiesta, corrispondente di guerra, scrittore di romanzi e pittore. Ma oltre all’aspetto cronachistico, non manca il glamour in questo lavoro che schiera un cast all star, da Zac Efron a Tom Welling. Insomma cosa mai successe in Texas, il 22 novembre del 1963, il giorno in cui fu assassinato Kennedy, intorno a quella storica vicenda? Tante cose, come dimostra appunto il film. Dall’arrivo del presidente in fin di vita al Parkland Hospital, dove trova un impacciato dottore alle prime armi, ovvero Jim Carrico (Zac Efron) e una delle coraggiose infermiere, Doris, interpretata da Marcia Gay Harden. Non solo. Troviamo Tom Welling nel ruolo dell’agente dei servizi segreti Roy Kellerman, mentre un perfetto Paul Giamatti e’ Abraham Zapruder, l’uomo che casualmente filmo’ l’omicidio da una distanza di soli trenta metri. Infine, a vestire i panni dell’assassino di Kennedy, Lee Harvey Oswald, c’e’ Jeremy Strong (‘Lincoln’ e ‘Zero Dark Thirty’). Questi solo alcuni dei personaggi che circondano la tragica vicenda, girata nella prima parte con ritmo infernale, in cui traspare quasi sempre la passione di questi americani ‘veri’, commossi per la perdita di una figura carismatica come e’ stata appunto quella di Kennedy, nonche’ di sua moglie Jacqueline. Tra gli spunti cavalcati dal film, quello che vede la madre di Oswald affermare a piu’ riprese che il figlio non era altri che un agente dei servizi segreti. ”Girato e scritto in modo naturalistico, con la ferocia del tempo reale, Parkland riprende l’assassinio del presidente John F. Kennedy e le sue immediate conseguenze come se tutto cio’ non si fosse verificato cinquant’anni fa, ma al giorno d’oggi” dice il regista. Ma Landesman non ci sta ad entrare nella speculazione politica di fronte a un assassinio per certi versi ancora misterioso: ”Da 50 anni questo omicidio e’ fonte di speculazione politica, ma io lo ripropongo in termini di pura informazione. Il mio scopo e’ solo quello di far mettere il pubblico nei panni di queste persone che hanno vissuto l’evento non da protagonisti. Insomma in questo film (tra l’altro prodotto da Tom Hanks) non entriamo nel merito della cospirazione, ma proponiamo soltanto sulla verita’ cruda dei testimoni”. Rigetta invece l’idea che ci sia stata da parte sua una certa simpatia per Oswald: ”Nessuna comprensione, ne’ simpatia, ma solo il riconoscimento della sua umanita”’. Per Tom Welling, unico attore presente al Lido, lo spaesamento di fronte a un fatto storico lontano nel tempo: ”Nel copione – ammette – c’erano molte persone che non sapevo neppure esistessero”. Frase cult del film – che uscira’ in Italia a meta’ novembre con la 01 per approdare poi su Rai3 il 22 novembre per i 50 anni della morte di Kennedy – quella dello stesso regista che dice: ”La fine di Kennedy? La stele di Rosetta della nostra storia”.

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