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Concordia: attesa al Giglio, tra operai e turisti


Dal largo è una piccola macchia bianca che separa il verde dell’isola del Giglio dal blu del mar Tirreno. Ma più ci si avvicina, più si sente il grido di dolore di quel mostro marino ferito a morte. Accasciato sul fianco, il relitto della Costa Concordia è ancora lì, a più di un anno e mezzo dal naufragio, a ricordare la notte più buia della storia della navigazione italiana degli ultimi decenni: trentadue morti, due corpi ancora dispersi che il mare ha forse inghiottito per sempre, il sogno di una vacanza di migliaia di passeggeri diventato un incubo in poche ore, quel 13 gennaio 2012.

Ora è tutto pronto per la rotazione della nave in assetto verticale (a partire dalla settimana prossima), primo atto delle manovre che dovranno portare via il gigante e restituire il Giglio ai gigliesi e ai suoi visitatori. Il piccolo porto è ingombro di materiali e mezzi, in un via vai di operai al lavoro, con lance che fanno la spola tra la banchina e la nave imbragata: del relitto si riconoscono ormai solo la prua e la poppa, con la scritta blu Costa Concordia che sopravvive tra la ruggine che riga lo scafo bianco come fosse sangue. Il resto è circondato da carrucole, cassoni che verranno riempiti e svuotati d’acqua per raddrizzare la nave, gru sostenute da un enorme galleggiante, il Micoperi, che a sua volta ha cinque ancore segnalate a 500 metri al largo dalla struttura. Per le imbarcazioni non addette ai lavori il limite invalicabile è di 200 metri.

Eppure l’isola, in una prima settimana di settembre dal clima ancora estivo, sembra aver imparato a conviverci. Accanto agli operai, con elmetto e salvagente, passeggiano vacanzieri in costume e infradito, si beve qualcosa al bar, ci si prepara a una giornata di mare. Nella spiaggia attigua al porticciolo, si fa il bagno entro il limite di barriere galleggianti che impediscono a residui inquinanti di raggiungere la battigia.

I traghetti dall’Argentario continuano a fare avanti e indietro per portare turisti che, appena sbarcati, immancabilmente scattano una foto al gigantesco relitto. Barchini e gommoni privati escono dal porto per raggiungere cale più incontaminate, le barche da diporto affollano la baia di Campese in cerca di un orizzonte dove non sia costante il ricordo della tragedia. Anche se, quando ci si passa davanti, nessuno è veramente distratto: lo sguardo si rivolge sempre a quel che resta della Costa Concordia.

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