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Epifani-Renzi, un’ora e mezza di faccia a faccia. Pd-caos

Lettiani schierati contro Matteo Renzi dopo l’attacco rivolto dal sindaco di Firenze al premier Enrico Letta, durante la puntata di ieri di Porta a Porta. Ma l’incontro di oggi, ‘cordiale e disteso’ tra il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, e Renzi, pare aver avvicinato la data del Congresso: il Pd,Renzi compreso, ha garantito il segretario, non intende creare difficoltà al governo.

Franceschini in difesa. Il giudizio di Renzi sul fatto che Letta pensi “solo alla sua seggiola”, ha scatenato la reazione di Dario Franceschini che ha difeso l’operato del presidente del Consiglio: “Sta facendo un lavoro straordinario”, con “autentico spirito di servizio, anche perché sa, come tutti noi, che finché durerà avremo quotidianamente più critiche che applausi e soprattutto sa che alla fine avremo sul petto più cicatrici che medaglie. Ma se si è convinti interiormente di lavorare per il bene del proprio Paese, si deve andare avanti, anche quando tutto è faticoso e difficile”, ha detto. Francescini ha posto l’accento anche sull’apprezzamento che Letta è riuscito ad ottenere non solo a livello internazionale, ma anche e soprattutto dagli italiani di ogni colore politico.

Demolire invece che costriure. A Franceschini fa eco Francesco Boccia, che consiglia a Renzi di valutare bene l’operato del premier prima di muovere critiche sbagliate: “Darei un consiglio amichevole a Matteo: il governo di servizio e le prospettive di cambiamento della sinistra viaggiano sullo stesso binario, criticare chi si sta assumendo questa responsabilità in nome e per conto del Paese, in Europa, non è un servizio né al Paese, né al partito”. Boccia non ci sta e, dai microfoni di Radio Radicale risponde all’attacco del primo cittadino di Firenze. “Le dichiarazioni di ieri sul Governo – aggiunge – non costruiscono, ma demoliscono, e non vorrei che determinassero uno sterile dibattito sulle larghe intese anziché un confronto congressuale sul ruolo del Pd in Italia che io auspico netto e chiaro”.

Toni più pacati. È durato più di un’ora e mezza l’incontro, previsto da tempo, ma reso più urgente dagli ultimi eventi e dall’avvicinarsi dell’Assemblea, tra Guglielmo Epifani e Renzi. Al centro del confronto le vicende politiche, il governo e, naturalmente, le regole per il Congresso. Toni pacati, nonostante le parole usate ieri dal rottamatore: “Abbiamo cominciato una discussione che ci deve portare a una conclusione unitaria” ed è “interesse di tutti trovare questo accordo”. Poi ha aggiunto: “Credo che sarebbe un gravissimo errore, nel momento in cui c’è un governo che sta affrontando tra mille difficoltà i problemi del Paese chiedere al Pdl responsabilità e non farlo noi che abbiamo alla guida uno dei nostri”. Questa, conclude, “sarà la linea di tutto il gruppo dirigente, anche Renzi”.

Intesa quasi fatta. Anche se Renzi insiste sul 7 novembre, l’intesa sui tempi e sui modi è ormai in sostanza definita. La commissione Congresso si riunirà martedì prossimo per formalizzare l’accordo. Le alternative, del resto, non ci sono. “Mercoledì Berlusconi potrebbe essere decaduto e venerdì noi riuniamo l’Assemblea e litighiamo sul giorno del Congresso? Sarebbe una follia, una cosa da matti”, spiegava oggi un dirigente democratico renziano in Transatlantico.

Restano da definire i dettagli nel complicato ‘timing’ che deve portare all’elezione del segretario e alcuni passaggi (ci sono da scegliere segretari di circoli, provinciali, regionali) potrebbero anche essere rinviati a dopo le primarie nazionali. Per quel che riguarda la data, nella forchetta ormai definita tra il 24 novembre e l’8 dicembre alla fine potrebbe spuntarla la soluzione di mezzo: congresso il primo dicembre.

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