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Nomina di Amato, Lega e grillini scatenati contro il Colle

Giuliano Amato è il nuovo giudice della Corte Costituzionale: Giorgio Napolitano lo ha nominato al posto di Franco Gallo che lascia la Consulta da presidente il prossimo 16 settembre. E subito è scattata la polemica con i grillini che parlano apertamente di «scelta vergognosa». Dopo la nomina dei 4 senatori a vita, la nomina del costituzionalista ed ex presidente del Consiglio da parte del Capo dello Stato giunge nel pieno della battaglia al Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi. E la ‘letturà che il Palazzo riserva a questa decisione del Quirinale è quindi tutta legata ai risvolti che la presenza di Amato come giudice potrebbe comportare in caso di rinvio della legge Severino alla Consulta. Commenti per lo più scandalizzati che risuonano ancora di più di fronte al silenzio di quanti approvano la scelta del Capo dello Stato. «La canea che accompagna questa nomina è disonesta e vergognosa. Ma lo è ancora di più il silenzio di chi avrebbe il dovere di difendere l’ottima scelta di Giorgio Napolitano», dice Giuliano Cazzola, ex socialista e grande ammiratore del giurista che è stato anche deputato, sottosegretario e ministro. «Come si permette di insultare Giuliano Amato un branco di cialtroni, divenuti parlamentari per una beffa del destino», si indigna Cazzola che se la prende con i Cinque Stelle ma anche con gli «ex e nuovi fascisti». I ‘grillinì sono infatti quelli che, appreso della nomina, hanno immediatamente scatenato in rete l’offensiva. Amato, affermano, «rappresenta degnamente lo schifo, il disgusto, l’indecenza, l’obbrobrio, l’orrore, il ribrezzo perpetrato negli anni dalla Casta politica italiana». Non si tratterà, si chiede il M5S Carlo Sibilia, del «definito salvacondotto per il pregiudicato Berlusconi?». Anche la Lega non apprezza. «Napolitano non è il mio Presidente», si arrabbia il vice-segretario, Matteo Salvini sostenendo che Amato è «quello del prelievo dai conti correnti degli italiani, quello dei 30mila euro di pensioni al mese». La pensioni ‘plurimè di Amato sono infatti l’argomento preferito degli attacchi. Lui ha smentito di percepirle, precisando di devolvere in beneficienza il suo vitalizio di 5 legislature da parlamentare e di tenere unicamente la pensione di ex professore universitario ‘mediatà con quella di ex presidente dell’Antitrust. Amato sarà «la pietra tombale sulla battaglia per cancellare la vergogna delle pensioni d’oro», profetizza Giorgia Meloni (FdI). E anche il suo compagno di partito, Guido Crosetto, denuncia l’«oligarchia di ultrasettantenni» e si scaglia contro chi lo difende: «lo fa perchè sta pensando al Letta bis e ad un proprio ruolo». Antonio Di Pietro si indigna: è lui che «varò la prima legge ad personam per permettere a Berlusconi di acquisire il monopolio tv». Ma a storcere il naso c’è anche qualcuno del Pdl. Amato è «la ciliegina sulla torta» che arriva dopo la «fregatura dei senatori a vita», lamenta Maurizio Bianconi. Anche Lucio Barani, craxiano doc, si infiamma: «’Da questa mattina si sentono fortissimi rumori provenienti da Hammamet. Craxi si sta rivoltando nella tomba!». È «un uomo di equilibrio e di competenza» lo difende invece Maurizio Sacconi e anche per il segretario del PSI, Riccardo Nencini, Napolitano ha fatto «una scelta saggia». E si congratula con lui il presidente di Gaynet, Franco Grillini, sperando in un suo contributo positivo dalla Consulta su temi come l’omofobia e il matrimonio gay.

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