| categoria: Roma e Lazio

Abusivo nelle case popolari, sfrattato il marito della Polverini

Sgomberato l’appartamento al centro delle polemiche per il caso “Affittopoli”: nel 2011 si scoprì che l’allora governatrice della Regione Lazio era vissuta per 15 anni in un alloggio popolare occupato illegalmente dall’ex marito, da cui si era separata nel 2004. Sfrattato dall’intervento della Polizia Municipale, Massimo Cavicchioli non ha opposto resistenza, ma ha protestato per una azione da lui ritenuta una persecuzione politica
Quando i Vigili Urbani hanno bussato alla porta di un’appartamento in via del Bramante Massimo Cavicchioli è uscito senza fare resistenza. Se lo aspettava: da tempo ormai occupava quei 60 metri quadri di edilizia popolare costruita in una zona di altissimo pregio sull’Avventino senza averne alcun diritto. Ma la storia di quell’appartamento a San Saba era diventata di pubblico dominio due anni fa, durante l’inchiesta su Affittopoli.
Cavicchioli non è infatti un inquilino abusivo qualsiasi: per 15 anni infatti in quell’appartamento aveva abitato anche la ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, fino al 2004 quando la coppia aveva deciso di separarsi. Proprio per questo casa la Polverini era finita al centro dello scandalo affittopoli quando nel marzo 2011 la Procura di Roma aveva disposto una serie di verifiche per chiarire come mai alcune case di edlizia popolare fossero date in affitto con un canone esiguo a titolari privi dei requisiti necessari.
Da quell’inchiesta non emersero reati, ma l’azienda pubblica delle case popolari, aveva intimato lo sfratto all’ex marito della Polverini poichè Cavicchioli era un “occupante abusivo non sanabile” dell’appartamento fin dal 1989, quando era morta la nonna, titolare del contratto. Così quando alle 7 del mattino gli agenti della Municipale hanno fatto ingresso nell’appartamento l’uomo non avrebbe opposto resistenza, pur protestando contro quella da lui ritenuta come una “persecuzione politica” proprio in virtù della sua vicinanza alla ex governatrice.

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