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Bersani in linea con D’Alema, il candidato anti-Renzi è Cuperlo

Sarà Gianni Cuperlo il candidato sostenuto da Pier Luigi Bersani per la segreteria del Pd. Lo ha detto lo stesso ex segretario del partito a margine della festa democratica milanese, proprio mentre Matteo Renzi incassava un altro tutto easurito a Torino. «Tra i candidati che si sono affacciati, ho cercato di capire quale potesse avere l’idea di Pd che ho io e quella di Cuperlo è un’idea di partito molto vicino alla mia» ha detto Bersani che ha abbracciato Cuperlo sul palco all’inizio del suo intervento alla festa Democratica milanese. «Gli darò una mano – ha aggiunto – perché questa sua idea possa essere compresa dalle varie anime del partito e quindi adesso ci mettiamo a lavorare e vediamo di ottenere qualche risultato». «Cuperlo può essere l’uomo dei miracoli», ha poi scherzato Bersani con chi gli chiedeva se potrà convincerlo a fare pace con Massimo D’Alema, visto che entrambi sostengono la sua candidatura alla segreteria del partito. Sul candidato Cuperlo converge con convinzione tutta l’area legata a Pier Luigi Bersani. Mentre, a sorpresa, anche dal fronte ex Ppi arriva «il sostegno convinto» di Domenico Cella, ex parlamentare della Margherita.
Intanto nel Pd si lavora per trovare un accordo per le regole del congresso entro l’Assemblea in programma il 20 e 21 settembre: lo stesso Renzi insiste chiedendo una data certa per il Congresso («Chiedete ad Epifani. Io mi tengo liberi alcuni sabati e domeniche. Non si sa mai…», ironizza con i giornalisti). E si becca la risposta fredda del segretario che spiega come lui non si occupi «di date» («Data congresso entro novembre? – ribatte piccato ai cronisti – Sì, come no…»).
Ma l’attenzione dei più è focalizzata sul confronto Letta-Renzi. Il primo affondo oggi arriva dal premier. A Bari per la Fiera del Levante, il presidente del Consiglio si leva un sassolino dalla scarpa e, pur senza citarlo, replica con forza al sindaco di Firenze. Elenca le attività del suo esecutivo, poi sbotta: «Questi sono fatti non annunci, sono fatti: lo dico a tutti quelli che raccontano altre storie», urla dal palco. Il fronte renziano non replica subito. Letta si sposta nel pomeriggio a Chianciano, dove è ospite della Festa dell’Udc. «A volte bisogna mordersi la lingua, molto…», dice rispondendo ad una domanda sulle «difficoltà incontrate in questi mesi al governo» e sulle «questioni interne al partito». Mentre Letta a stento nasconde un mezzo sorriso, tutti già pensano che si riferisca alle critiche del sindaco fiorentino al governo. Poco importa se, passati pochi minuti, lo stesso premier assicura che per lui «non c’è un problema che si chiama Matteo Renzi». Anzi – precisa – «al congresso non sosterrò nessun candidato. È meglio per tutti se io mi concentro sul lavoro del governo». Anche la risposta di Renzi è una sorta di ‘crescendò.
A Torino, dove è ospite della Festa del Pd, il «rottamatore» dice di voler fare «un fioretto, ovvero non intervenire in replica al presidente del consiglio del mio Paese che sta facendo cose serie». Ma poi alza il tiro. Ieri, Letta ha detto che non ama i ‘battutistì. E qualcuno in sala a Torino rinfaccia al «rottamatore» proprio il fatto di «fare battute». «Non è che per fare politica bisogna per forza avere la faccia triste», risponde Renzi. In realtà, il sindaco sembra concentrato sul congresso di partito. «Il Pd non deve fare un congresso per eleggere un nome, ma farsi tre domande – dice – come si esce dalla crisi? Come si fa a non perdere come l’altra volta? Come si fa a governare un Paese che ha bisogno di riforme radicali?».
In vista dell’Assemblea del 20-21 settembre, dove, senza un accordo preventivo, potrebbe esserci un braccio di ferro su date e regole del Congresso, anche Gianni Cuperlo alza i toni. «Il governo Letta è necessario, lo dobbiamo sostenere con forza e lealtà perchè ci sono questioni che vanno affrontate attraverso una larga condivisione parlamentare – spiega – ma dopo aver fatto la riforma del Porcellum, io penso che serva un governo che faccia scelte chiare e nette in direzione dell’equità, che guardi alla drammaticità dell’occupazione, alla situazione dei precari. Sì, serve più sinistra

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