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Pd, Lega e Udc per “trasparenza” in Aula, Berlusconi alle corde

Berlusconi, cresce fronte del voto palese: Pd, Lega e Udc per “trasparenza” in AulaMassimo Bitonci, capogruppo leghista a Palazzo Madama (lapresse)ROMA – La Lega rompe il fronte di centrodestra sul caso Berlusconi e si schiera contro il voto segreto in Aula sulla decadenza: “La Lega Nord – annuncia il capogruppo leghista al Senato, Massimo Bitonci – chiederà la votazione palese quando arriverà in Aula al Senato il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Su questa vicenda riteniamo che ogni partito debba assumersi in maniera limpida le proprie responsabilità davanti ai cittadini senza sotterfugi o giochi politici”. Ieri era stato il Movimento cinque stelle (M5S) a chiedere il voto palese sulla vicenda.

Sulla richiesta di voto palese è intervenuto dalla festa dell’Udc Renato Schifani, capogruppo Pdl al Senato: “Il regolamento è chiaro e prevede il voto segreto a meno che non si realizzino nuove maggioranze anche in termini di regolamenti, ma non vi sarebbero i tempi. Sinora – ha aggiunto – la prassi è stata ampiamente violata, le regole procedurali per fortuna no”. “Si è sempre votato con voto segreto – precisato poi a Sky Tg24 -. Credo che i parlamentari debbano essere lasciati liberi nel segreto dell’urna quando deliberano e votano su argomenti che riguardano la persona. Questo è il nostro regolamento, è stato sempre applicato così, non vedo per quale motivo possa essere modificato”.

Scontro Schifani-Latorre. Alla festa dell’Udc a Chianciano, Schifani ha avuto un serrato e anche teso confronto con il senatore Pd Nicola Latorre, che a un certo punto ha “suggerito” che Berlusconi dia le dimissioni prima del voto del Parlamento sulla sua decadenza perché “aiuterebbe il Paese” e sarebbe un “atto di generosità”. Piccatissima la replica dell’ex presidente del Senato. “Le tue provocazioni confermano la volontà del Pd di soffiare sul fuoco, di rompere quest’esperienza che ha voluto Silvio Berlusconi. Siamo diversi caro Latorre. Non me ne vado solo per rispetto a questa platea”.

Dal canto suo, dopo essersi detto “esterrefatto” dalla reazione di Schifani davanti alla stessa platea, il democratico Latorre si è spinto fino ad augurarsi “che si voti con voto palese, bisogna avere il coraggio delle proprie posizioni, ancor più in passaggio così delicato. So bene quello che prevede il regolamento: il voto palese sarebbe un segnale importante perché in un momento così delicato tutti devono prendersi le proprie responsabilità”. Latorre si è poi detto “assolutamente tranquillo, il Pd è compatto su questo”.

Dello stesso avviso il senatore Udc Pier Ferdinando Casini: “Il regolamento del Senato è inequivocabile e prevede voto segreto. Sotto il profilo personale mi augurerei la trasparenza di un voto palese perché è giusto che in quella sede ciascuno si assuma la propria responsabilità, in Senato, davanti agli italiani”.

Anche Sel si schiera a favore del voto palese, a patto che questo non significhi dilatare ulteriormente i tempi della votazione. “E’ un requisito fondamentale di civiltà democratica e trasparenza politica – afferma Loredana de Petris, presedente del Gruppo Misto-Sel al Senato -. Non vorrei che, dati i tempi lunghissimi richiesti dalla modifica dei regolamenti parlamentari, l’obiettivo del voto palese si risolvesse in una ennesima dilazione all’infinito della decisione del Senato”. Il senatore Benedetto Della Vedova (Scelta Civica) è convinto però che “alla fine è probabile si arrivi ad un voto segreto”.

Alla festa nazionale dell’Udc c’era anche il ministro della Difesa, Mario Mauro, che ha definito una “farsa” quella costruita da Pdl e Pd attorno al caso Berlusconi: “Se non vogliono più il governo Letta, se ne assumano la responsabilità di fronte a famiglie e imprese”.

“No al voto segreto in aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi” anche da Antonio Di Pietro, direttamente dalla festa dell’Idv. “Chi non ha il coraggio di votare palesemente – ha detto l’ex pm – che cosa ci sta a fare in Parlamento? Abbiano la dignità di rinunciare alla segretezza del voto”.

Ancora dalla festa dell’Udc, un altro membro del governo, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, predica “serenità e rispetto della legge”. “Non dobbiamo avere paura della verità, dobbiamo andare fino in fondo ma dopo aver fatto tutto” evidenzia il ministro intervenendo sul caso Berlusconi. “Io sono stata firmataria con entusiasmo della legge Severino”, ricorda la Cancellieri, sottolineando come, essendo la sua prima applicazione, la legge “va discussa e soppesata” concernendo anche un leader di un grande partito. E nel caso in cui la Corte europea accogliesse le ragioni del ricorso presentato da Berlusconi, “il governo italiano – ha assicurato Cancellieri – trarrebbe le conseguenze e si difenderebbe con la massima fierezza”.

Il Movimento 5 stelle, attraverso le parole del capogruppo al Senato, Nicola Morra, fa sapere che martedì presenteranno “una modifica del regolamento del Senato affinché sia obbligatorio votare sulle persone in maniera pubblica, palese” invece che con il voto segreto come è previsto adesso.
Su Facebook lo stesso Morra ha raccontato un retroscena sul caso relativo alla decadenza di Silvio Berlusconi che coinvolge il senatore Corradino Mineo del Pd. “L’ho incontrato due giorni fa in transatlantico – scrive sul social network -, si è rivolto a me con queste parole: “Fate casino, perché siamo sprovvisti di linea politica”.

Dalla Festa di Scelta civica, in corso invece a Caorle, il senatore Pd Felice Casson ha escluso di poter diventare il nuovo relatore sul caso Mediaset in giunta nell’eventualità che dal voto di mercoledì sulle pregiudiziali derivino le dimissioni di Augello. Secondo Casson, “per mercoledì non ci sarà nessuna sorpresa nel voto in giunta”. “Direi che i giochi sono fatti – ha aggiunto – nel senso che i temi sono stati sviscerati. La materia è molto chiara, la Costituzione è chiara e la legge è molto chiara. E quindi si voterà per passare alla fase successiva per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore”.

“Non credo che si tratti di definire tempi lunghi o corti, ma di definire un processo nel rispetto dei regolamenti, quindi, anche del diritto di difesa”. Così il presidente della Giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefano. “Credo che non sia necessario spingere sull’acceleratore in una procedura fine a se stessa, ma sia necessario assumerci la responsabilità di essere rigorosi, seri e nel rispetto della legge”.
“Mercoledì – ha continuato Stefano – è una giornata in cui proseguiremo un procedimento avviato già da qualche settimana, ovvero nello spirito della legge Severino immediatamente dopo la notifica di una sentenza da parte del Tribunale di Milano. Eviterei di caricare però quella data e quell’appuntamento di significati eccessivi, se non quelli di un procedimento che stiamo realizzando all’interno di un recinto di regole e procedure che dobbiamo ossequiare per rendere la decisione più seria”.

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