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SIRIA/ Assad sta spostando le armi chimiche per nasconderle agli avversari?

Disseminare l’arsenale chimico in diverse zone del Paese, in modo da rendere più difficile, se non impossibile, individuare i depositi che contengono le terribili armi. È l’ordine dato dal governo di Assad a un reparto segretissimo dell’esercito siriano. A lanciare l’allarme il Wall Street Journal, che cita fonti dell’intelligence statunitense e dei servizi europei. L’operazione, avviata da Damasco nei mesi scorsi, è nata con lo scopo di contrastare la minaccia di bombardamenti da parte degli Stati Uniti, per costringere le forze Usa a scoprire i nuovi siti e a moltiplicare gli obiettivi da colpire in caso di attacco. Attacco che diverrebbe così inevitabilmente più invasivo. Ma ora la mossa di Assad – che ha accettato di mettere le sue armi chimiche sotto il controllo della comunità internazionale – rischia di complicare la già ardua impresa degli ispettori che quel controllo dovranno assumere. Sempre che nei colloqui tra Russia e Stati Uniti e in quelli in corso all’Onu si trovi un’intesa. Secondo gli 007 occidentali, il contenuto dei depositi di armi chimiche (quelli che si trovano soprattutto nella regione della Siria occidentale) sarebbe stato distribuito in almeno cinquanta siti sparsi in tutte le aree del Paese in mano ai lealisti. A coordinare le operazioni uno dei corpi di elite dell’esercito siriano, l’Unità 450, composto da esperti in grado di miscelare i micidiali gas e da truppe super addestrate che hanno il compito di sorvegliare e proteggere i siti dove queste sostanze vengono custodite. Il tutto fa capo al Syrian Scientific Studies and Research Center di Damasco, che gestisce l’intero programma sulle armi chimiche del regime. Intanto all’Onu continua il lavorio per cercare di arrivare a un’intesa tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza (Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Russia e Cina). Anche al Palazzo di Vetro gli occhi sono puntati su Ginevra e sui colloqui tra il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov. Colloqui che Kerry ha definito «costruttivi», nonostante le distanze che ancora separano le due parti. Kerry e Lavrov si sono comunque dati una nuovo appuntamento per il 28 settembre a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. E in serata hanno firmato una dichiarazione assieme all’inviato Onu Brahimi per sottolineare come «la soluzione politica sia l’unico realistico modo per fermare la violenza». Anche al Palazzo di Vetro è ora la Russia che cerca di prendere l’iniziativa. E spunta l’ipotesi di una ‘dichiarazione non vincolantè sulla Siria, che potrebbe prendere il posto di una risoluzione, che Mosca non vedrebbe più necessaria dopo l’adesione di Damasco al trattato internazionale sulle armi chimiche. Nel documento proposto dai russi non c’è chiaramente traccia nè dell’eventuale uso della forza contro Assad, nè l’indicazione di una sua responsabilità per l’uso di armi chimiche, nè il deferimento alla Corte penale internazionale. Ma anche i francesi hanno cominciato a far circolare una nuova bozza di risoluzione – messa a punto con Gb e Usa – nella quale si danno ad Assad 24 ore di tempo dalla sua approvazione per mettere l’arsenale chimico sotto il controllo internazionale. Perchè, ha spiegato Parigi, le parole non bastano e ci vuole un testo «vincolante» a Palazzo di Vetro

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