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Bimba morta a Tor Vergata, sospeso l’anestesista. ‘Il catetere era pediatrico’

L’anestesista che era coinvolto nell’intervento a seguito del quale ha perso la vita mercoledì scorso una bimba di due anni e mezzo “è stato sospeso”. Lo ha annunciato il direttore del Policlinico Tor Vergata Enrico Bollero parlando a “La Vita in Diretta”. “Posso annunciare – ha aggiunto Bollero – che in attesa di ulteriori accertamenti ho firmato un primo provvedimento di sospensione cautelare per l’anestesista coinvolto nell’intervento. Ho nominato una commissione di qualificati e riconosciuti professionisti esterni alla struttura – ha concluso – nelle persone del professor Pirozzi, capodipartimento di Anestesia del Bambin Gesù, del professor Inserra, primario di chirurgia generale e toracica del Bambin Gesù, e del professor Marsella, medico legale””Dalla relazione della direzione sanitaria mi è stato certificato che il catetere era pediatrico. Mi sembrerebbe assurdo che trattandosi di un bambino di due anni e mezzo un qualunque medico possa prestarsi a fare un intervento di questo tipo con un catetere da adulto”, ha detto Bollero. E ancora: ‘Esprimo tutta la vicinanza di tutto l’ospedale ma voglio garantire soprattutto che sarà fatta piena luce con trasparenza e rigore. Se saranno ravvisate mancanze saranno inderogabilmente puniti i responsabili”.

Madre,ho minacce aborto,altro figlio sotto shock- ”La mia gravidanza procede malissimo, ho minacce di aborto. Ho un figlio traumatizzato perché pensava di salvare la sorellina. Gli abbiamo spiegato che non è stata colpa sua perché mio figlio ha solo sei anni”. Così a ‘La Vita in Diretta’, la madre della bimba di due anni e mezzo morta al Policlinico Tor Vergata di Roma mercoledì scorso. La donna è infatti incinta, e il figlio più grande doveva donare il midollo osseo per l’intervento chirurgico della bambina poi deceduta nel corso di una operazione preparatoria. ”Mio figlio – ha aggiunto sollecitata dalla giornalista – mi ha detto: ‘Io non c’ero e non l’ho aiutata come dovevo’. Mia figlia era considerata un protocollo semplice, l’intervento doveva riuscire al 100 per cento. Era la gioia della mia vita”. La donna ha ripetuto davanti alle telecamere della Rai la ricostruzione e la tempistica di mercoledì, così come lei l’ha vissuta e appuntata: ”Non si può lasciare una bambina per un’ora in una sala post operatoria – ha aggiunto – senza che le sia prestata maggiore attenzione. Mia figlia è stata assassinata dentro quella stanza. Io non voglio che nessun altro faccia la fine di mia figlia”

Accertamenti sul catetere venoso centrale, utilizzato nel corso dell’intervento alla bambina di due anni poi deceduta nel policlinico di Tor Vergata sono stati disposti dalla procura di Roma per stabilire se le dimensioni dello strumento fossero compatibili con quelle della bambina. Il catetere è stato sequestrato dai carabinieri del Nas nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo. Gli accertamenti, ma solo con riferimento ad alcuni atti urgenti, sono attualmente delegati dal pm Maria Bice Barborini in quanto il titolare del procedimento, Pantaleo Polifemo, è in ferie.

Una folla commossa che riempiva anche il sagrato della Chiesa san Rocco ha preso parte ai funerali della bambina di due anni morta mercoledì scorso nel Policlinico Tor Vergata a Roma, per le complicanze di un intervento chirurgico che prevedeva l’applicazione di un catetere venoso propedeutico al trapianto di midollo osseo. Sono sette tra medici e infermieri gli indagati dalla magistratura dopo le denunce della piccola. La salma è giunta in corteo in una piccola bara bianca portata in spalla e preceduta da palloncini bianchi e rosa e da un maxi striscione con la foto della bimba e un saluto dei familiari: ”Ci mancherai ma il tuo ricordo ci darà la forza di affrontare con sorriso la vita proprio come hai fatto: sei il nostro angelo”. Dietro il feretro c’era il papà con il figlio di quattro anni che avrebbe dovuto donare il midollo osseo alla sorellina e la mamma incinta al quinto mese di gravidanza che appena in chiesa si è inginocchiata davanti alla bara della figlia e piangendo l’ha baciata ripetutamente.

Lunedi’ relazione ospedale e interrogatori – Gloria è stata seppellita e da oggi si entra in una fase cruciale per spiegare la morte di una bambina di due anni e mezzo durante un intervento preparatorio a un trapianto di midollo osseo per curare una grave malattia del sangue. A Gela folla ai funerali della bambina morta mercoledì scorso al Policlinico Tor Vergata di Roma, nella capitale invece procedono le inchieste sul decesso della figlia minore di Antonino e Sara Ascia. Quella giudiziaria – sono indagati sette tra medici e infermieri – vedrà la prossima settimana l’inizio degli interrogatori dei sanitari del Policlinico che hanno avuto in cura la piccola. I magistrati della procura di Roma affideranno a un esperto perizia sul catetere usato nell’operazione, propedeutica al trapianto per curare l’anemia falciforme di cui soffriva la bambina. Secondo i primi risultati dell’autopsia, la bimba potrebbe essere morta a causa di un sondino troppo grande che le ha reciso una vena, riempiendo il polmone destro di sangue e provocando un arresto cardiaco. Il primario dell’Unità anestesiologica di Tor Vergata, il professor Mario Dauri, ha negato con decisione che sia stato sbagliato catetere. Il padre della bambina ha invece raccontato di aver appreso proprio dal personale dell’ospedale, una volta arrivato dalla Sicilia, che era stato usato un sondino inadatto. Domani sarà consegnata alla Regione Lazio e al ministero della Salute una prima relazione frutto dell’inchiesta interna del Policlinico. Una ventina le persone sentite, ma sarebbero solo quattro quelle suscettibili di provvedimenti disciplinari – secondo quanto emerso -, meno quindi dei sanitari indagati dalla magistratura. Un’altra indagine è affidata agli esperti della Regione. A tutti i livelli si dovrà stabilire se Gloria è morta per imperizia, impreparazione e trascuratezza – anche nella fase post operatoria – o per una complicanza da mettere in conto in questo tipo di interventi. C’è da rispondere alla richiesta di don Enzo Romano, il parroco di Gela che ha celebrato i funerali della bimba: “Se non sono capaci bisogna avere la forza, il coraggio e la consapevolezza di fermarli finché siamo in tempo, perché se diventano cattivi medici ammazzano, scannano”.

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