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Comitato Sla, i malati pronti a riprendere la lotta

Riprende la lotta dei malati di Sla che chiedono interventi concreti del Governo ed un incontro entro il prossimo 29 settembre con i vertici dei ministeri della Salute, del Lavoro e dell’Economia. Se non avranno una risposta sono pronti ad un nuovo presidio a Roma, dal 22 ottobre, davanti alla sede del ministero dell’Economia, in via XX Settembre. Una lettera aperta al Governo è stata inviata dal segretario dell’associazione malati Sla, Salvatore Usala, dal suo letto di Monserrato (Cagliari). L’associazione ha indicato le priorità da affrontare: l’assistenza domiciliare adeguata alla gravità, fino a garantire la presenza 24 ore su 24, senza differenza fra regioni; i fondi devono andare direttamente ai disabili senza intermediazioni; libertà di scelta per chi decida per il ricovero in Rsa; assistenza svincolata dall’Isee familiare; riconoscimento economico e previdenziale del care giver familiare anche ai fini di un prepensionamento per lavoro usurante; aggiornamento ed approvazione dei Lea; aggiornamento ed approvazione del nomenclatore tariffario obsoleto; riconoscimento invalidità del 100% + indennità di accompagnamento in maniera omogenea in tutte le regioni. Viene anche proposto un progetto per destinare 4,5 miliardi di euro per un ritorno in famiglia di malati e anziani che lo desiderano. «Il nostro progetto e le nostre priorità – ha spiegato Usala – sono diritti costituzionali ineludibili, esigenze vitali, come in un terremoto o calamità naturale. In particolare il progetto è attuabile subito, abbiamo esempi di attuazione in Sardegna. Il nostro progetto è talmente serio che consente miliardi di risparmi». Se i malati di Sla non avranno un incontro entro il 29 settembre con i rappresentanti del governo per discutere sulle loro priorità, sul progetto, e non vi sarà un decreto urgente o un protocollo d’intesa con date certe e provvedimenti da realizzare sono pronti ad un presidio permanente, giorno e notte, dal 22 ottobre. Il passo successivo, se non si avranno risposte, sarà lo sciopero della fame e «se non bastasse lo sciopero della sete con morte certa in 48 ore».

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