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IL PUNTO/ Conti difficili, per il tesoro slalom tra il nodo Iva e il tetto del 3%

Rinviare l’aumento dell’Iva, finanziare la cassa integrazione e le missioni militari, trovare la copertura per la cancellazione della seconda rata Imu. Il tutto rimanendo rigorosamente sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit-pil, per di più con un’economia che con tutta probabilità arretrerà quest’anno ben più del -1,3% finora previsto dal governo. È un vero e proprio rebus quello con cui il ministero del Tesoro è alle prese in questi giorni. Da una parte ci sono le richieste di spesa, dall’altra il rigore imposto dall’Europa. Con la prospettiva peraltro di dover a breve anche definire la legge di stabilità che si preannuncia di almeno 10 miliardi di euro. Per soddisfare tutte le necessità servirebbero da qui a dicembre 4,5 miliardi di euro: 2,4 per l’Imu, 1 miliardo per l’Iva e poco meno di 1 miliardo tra cig e difesa. Risorse ingenti, non semplici da trovare senza mettere mano ad altre entrate fiscali, senza pesare inevitabilmente sul deficit e ricorrendo solo alle armi della spending review e delle eventuali dismissioni. In vista di venerdì, giorno entro il quale il governo dovrà presentare la nota di aggiornamento al Def con le nuove stime macroeconomiche, il ministero dell’Economia dovrà dunque valutare attentamente tutte le variabili e le ipotesi sul campo. Ma toccherà a tutto l’esecutivo, non solo quindi ai tecnici di Via XX Settembre, soppesare anche a livello politico le priorità, cercando di evitare da un lato di superare i fatidici limiti europei e dall’altro anche il rischio, evocato da più parti, di una manovra correttiva. In attesa della legge di stabilità (che sarà sottoposta, come previsto dalle nuove regole, a un doppio check dell’Unione europea), gli occhi di Bruxelles, ad appena quattro mesi dall’archiviazione della procedura di infrazione, sono infatti già tornati a focalizzarsi su Roma, dove martedì arriverà per un’audizione in Parlamento il commissario agli Affari economici, Olli Rehn. Le valutazioni, spiegano al ministero, andranno fatte a livello complessivo, valutando cioè l’impatto di tutte le misure. Tuttavia la prima scadenza ormai ravvicinata è quella dell’Iva. Per evitare lo scatto al 22% il governo ha solo 2 settimane. E la decisione non sembra affatto scontata anche se il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, ha assicurato che a breve arriverà un apposito decreto, mostrandosi per una volta d’accordo con Stefano Fassina. Per il viceministro dell’Economia, l’aumento «va evitato», anche a scapito di un eventuale futuro intervento sul cuneo fiscale. La scelta non è però così semplice. L’intervento sull’Iva sarebbe al momento concentrato nel 2013, con un rinvio per altri tre mesi ed un costo pari a un miliardo, già difficile da reperire. Il taglio del cuneo sarebbe invece inserito nella legge di stabilità per il 2014 e, per renderlo significativo, dovrebbe avere un peso di almeno 4-5 miliardi, così come stimato dalla Confindustria. Resta poi la scelta di fondo, economica ma anche politica, di come favorire la ripresa, se attraverso i consumi, evitando quindi l’aumento dell’Iva, o attraverso gli investimenti, con un intervento sul cuneo e il costo del lavoro.

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