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Deficit, monito Ue: “Nuove misure se sfondate”.Lupi ringhia a Rehn, “decidiamo da soli”

Botta e risposta a distanza tra il Commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, e il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. A due giorni dalla visita in Italia di Rehn che aveva espresso le sue preoccupazioni per il rischio che l’Italia sforasse a fine anno il tetto del 3% del deficit, è arrivata la replica di Lupi: “Siamo un Paese sovrano, tra i fondatori dell’Europa, non commissariato e come raggiungere quel 3% e le politiche industriali lo decide l’Italia e non un commissario”.

Tuttavia i timori della Commissione europea non paiono del tutto ingiustificati. Ieri il governo ha ammesso il peggioramento delle stime sul deficit comunicando un probabile aggiornamento del Documento di economia e finanza con una stima peggiore delle previsioni (2,9%) per quanto riguarda il peso del disavanzo dello Stato. Per rispettare il tetto sarà quindi necessario “qualche aggiustamento”. Da Bruxelles, fonti Ue hanno precisato oggi all’Ansa che un deficit al 3,1% “è divers da un deficit al 3%”, e se domani l’aggiornamento delle stime del Def confermerà il 3,1% “serviranno misure per riportarlo al 3%”. La Commissione è stata comunque “già rassicurata da Saccomanni sulle misure che saranno prese per non sforare il 3%”.

La conferma

della necessità di un aggiornamento al Def che approderà domani in consiglio dei ministri è arrivata anche dal sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta secondo cui le previsione di un deficit/pil al 3,1%, “non sono irrealistiche; siamo attorno a questi risultati, bisogna che sia chiaro che consolideremo questi vincoli anche se richiederà un piccolo aggiustamento, ma non servirà una vera manovra correttiva, avremo bisogno di aggiustamenti, e questi aggiustamenti implicano delle risorse finanziarie”.

Una correzione che potrebbe aggirarsi nell’intorno di 1-1,5 miliardi di euro, motivo per cui il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha lanciato un ultimatum: o aumenta l’Iva o torna la seconda rata dell’Imu. Per entrambi i provvedimenti, infatti, servirebbero 3,4 miliardi che il governo non è in grado di reperire.

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