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Pesenti, oggi i patti non hanno più ragion d’essere, neanche in Mediobanca

«In questo preciso momento storico i patti, compresi quelli di consultazione, non hanno più ragione di essere, incluso quello di Mediobanca». Lo dice Carlo Pesenti, uomo al vertice di Italcementi ed Italmobiliare con il padre, Giampiero. Ed è un messaggio di peso trattandosi di un cognome che è parte della storia imprenditoriale italiana, di una famiglia da sempre nel ‘salotto buonò, alleata di ferro di Enrico Cuccia, socia Mediobanca fin dalla privatizzazione, e poi azionista del Credito Italiano, di Gemina e di Rcs (qui fino a maggio Giampiero Pesenti era presidente del patto). Pesenti, che in Mediobanca è anche consigliere, non chiarisce in realtà se Italmobiliare darà disdetta al patto entro la scadenza di fine settembre (ha il 2,62%). Spiega solo di non avere «nessuna indicazione» su nuove uscite dopo lo svincolo anticipato della quota Unipol (3,8%) deciso martedì. L’attesa – a parte la nuova incognita Pesenti – resta così che solo Generali (2%) possa decidere l’uscita da Piazzetta Cuccia, anche se allo stato non sono arrivate disdette di sorta. Se anche uscissero, comunque, dall’attuale 38,1% del capitale il patto resterebbe comunque sopra la soglia del 30% che ne fa scattare con il 2014 il rinnovo automatico (in base al punto 10 dell’accordo). La fine del patto di Mediobanca non sembra insomma imminente. La frase di Pesenti però solleva vari interrogativi. Con la crisi il sistema di compensazione è stato messo alle corde. Lo stesso A.d di Mediobanca Alberto Nagel ha detto di voler lasciare i vari patti dove la banca è presente per ridurre l’esposizione azionaria per 1,5 miliardi nell’arco del piano al 2016. Da mesi Mario Greco delle Generali ripete di voler lasciare i patti per concentrarsi sul mestiere di assicuratore. In realtà sembra Rcs il primo vero ‘salotto buonò in totale trasformazione, con Fiat salita al 20,5% dopo l’aumento di capitale e un riassetto non ancora concluso. A luglio i soci si erano accordati per posticipare a fine ottobre il termine per dare disdetta. Una riunione del patto è già in agenda per il 7 ottobre, e proseguono intensi i contatti avviati dall’ex presidente Rcs e noto giurista Piergaetano Marchetti. Per ora sembra certo solo che Mediobanca darà disdetta sul proprio 15%, ed ragionevole aspettarsi lo faccia almeno anche Generali. Tutto il resto è ancora in piena evoluzione, inclusa la formulazione di un patto ‘light’ che pareva ben instradata a luglio e sembra ora nuovamente in discussione, non è chiaro a favore di quale altra soluzione. «Non abbiamo ancora deciso, ci sarà un consiglio che valuterà – dice Pesenti del 3,8% di Rcs in mano a Italmobiliare -. La scadenza del patto è stata rimandata. Adesso avremo tempo, sarà il tema di ottobre». Sul tema rincara però la dose il presidente di gestione di Intesa Gian Maria Gros-Pietro (6,54% di Rcs): Con gli altri soci «bisogna agire d’accordo con un’ottica che va verso un mercato sempre più libero, ma mantenendo le proprie responsabilità, in particolare quando si tratta di società come il gruppo Rcs, che hanno una rilevanza non soltanto economica». E aggiunge, «sono a favore di una libertà degli azionisti che consenta la possibilità di esercitare tutte le opzioni che il mercato mette a disposizione degli investitori. Nell’ambito delle società in cui siamo impegnati, evidentemente abbiamo rapporti con gli altri azionisti, e con questi bisogna agire d’accordo». Alla finestra resta intanto Diego Della Valle (8,99%) che, non va dimenticato, è stato un precursore tra i ‘rottamatorì dei patti.

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