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I costi della cecità in Italia? Più di due miliardi all’anno. Errori di strategia?

I costi della cecità in Italia si aggirano attorno a poco più di 2 miliardi di euro l’anno, di cui il 68% per l’assistenza ai non vedenti. La stima arriva da uno studio condotto da Deloitte Access Economics, un gruppo indipendente che si occupa di economia sanitaria, in 7 Paesi europei fra cui l’Italia e presentato a Roma dal Forum europeo contro la cecità (Efab). L’indagine analizza l’impatto e gli oneri economici sul sistema sanitario e sulla società italiana della cecità e delle quattro principali patologie oculari: cataratta, retinopatia diabetica, glaucoma e maculopatia senile essudativa (Amd umida). In base alle stime diffuse oggi i non vendenti in Italia sarebbero oltre 362 mila, con più di un milione di ipovedenti. Secondo lo studio, la gestione e il trattamento di queste patologie possono prevenire la perdita della vista. In parole povere, in Italia con interventi di prevenzione mirati si risparmierebbero fino a 1,2 miliardi di euro l’anno. Insomma, secondo gli esperti il mix di diagnosi precoce, prevenzione e trattamento appropriato potrebbe ridurre enormemente gli oneri di queste patologie oculari e della cecità, sia per i pazienti che per chi presta assistenza e per la società. Efab e la sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (Iapb Italia onlus) hanno organizzato oggi una tavola rotonda, cui hanno partecipato parlamentari italiani ed europei e professionisti nel campo della salute della vista. Questa collaborazione «servirà – spiegano gli organizzatori – ad aumentare la consapevolezza circa la cecità prevenibile in Italia e favorirà l’analisi di come gli importanti risultati di questo studio possano contribuire a rendere la cecità una priorità sul piano della salute pubblica». «In Europa il 50% dei casi di cecità sono evitabili e la prevenzione è riconosciuta come l’intervento sanitario più efficace dal punto di vista economico», sottolinea Ian Banks, presidente di Emhf ed Efab. «Riteniamo che gli oneri della cecità prevenibile potrebbero essere ridotti proprio aumentando la consapevolezza dei pazienti e dei professionisti sanitari sulla cecità prevenibile e le modalità per mantenere una buona vista, e promuovendo la diffusione di screening, diagnosi precoce, cura e trattamento adeguati, come dimostrano i risultati di questo report». Lo studio stima che in Italia vi siano anche oltre 4 milioni di persone con cataratta, 419.246 con retinopatia diabetica,984.223 con glaucoma o 545.184 con Amd umida. E con l’invecchiamento della popolazione l’impatto della perdita della vista crescerà notevolmente in futuro. Oltre al considerevole peso economico sulla società, la cecità impone anche limitazioni fisiche, sociali, finanziarie e di qualità della vita alle persone direttamente interessate, ai loro assistenti, alle loro famiglie e agli amici. «La perdita della vista provoca sofferenza e una riduzione della qualità della vita a causa della disabilità e del danno visivo», sottolinea Giuseppe Castronovo, presidente della Iapb Italia onlus. «Lo studio dimostra che prevenire la cecità è un dovere sociale ed è anche economicamente conveniente per i sistemi sanitari. I programmi di prevenzione che mirano a far conoscere le patologie e ad avere un rapido accesso alle cure sono essenziali per tutti. Un migliore accesso ai servizi di riabilitazione visiva è, comunque, importante per consentire una maggiore autonomia degli ipovedenti», sottolinea. La prevenzione e il trattamento della perdita della vista dovrebbero dunque essere «una priorità pubblica», sottolineano gli esperti, anche per ridurre la perdita di produttività e garantire ai pazienti una vita lavorativa più lunga, con una diminuzione dei costi e degli oneri per chi assiste i malati e per gli stessi pazienti.

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