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ANALISI/ Nessuna illusione, il risultato delle elezioni tedesche non cambierà nulla nè per l’Europa nè per l’Italia

Per mesi, e da almeno un anno, il ritornello è stato sempre uguale: l’Europa, e ancor più i paesi mediterranei, devono dare prova di serietà ed accettare la politica del rigore sostenuta dalla Germania; poi però, dopo le elezioni tedesche di settembre, le cose cambieranno. Ebbene no: l’unica cosa certa, a poche ore dal voto in Germania, è che il risultato delle urne non cambierà proprio niente. Nè per l’Europa né per l’Italia.

“Sarebbe un errore attendersi un esito salvifico che porti a una radicale svolta nella gestione delle questioni più urgenti su cui l’Unione dovrà pronunciarsi” avverte l’ex ambasciatore a Bruxelles Ferdinando Nelli Feroci. L’unione CDU-CSU di Frau Angela Merkel rimarrà infatti il primo partito. L’unica incertezza riguarda la coalizione che verrà: se I liberali non dovessero raggiungere il 5% e non entrare in Parlamento quella attuale di centrodestra potrebbe essere sostituita da una coalizione di centrosinistra.

“Ma anche con I socialdemocratici della SPD al governo, l’agenda rimarrebbe quella della Merkel” precisa Nelli Feroci. Secondo l’ultimo sondaggio il blocco del centrodestra e della sinistra otterrebbero rispettivamente il 45% (Unione Cdu-Csu 39%, liberali 6%) e il 44% (Spd 29%, Verdi 9%, Linke 9%). Alternativa per la Germania (Afd), il nuovo partito anti europeo) è dato al 4%; sarebbe in crescita e potrebbe creare la sorpresa entrando in Parlamento.

Se i sondaggi e le previsioni dei massimi specialisti non sono sbagliate, quindi, nulla cambierà nella politica europea. L’agenda europea sarà stata di fatto “sospesa” per nulla in attesa delle elezioni tedesche. E anche le promesse fatte ai paesi mediterranei di un minore rigore andranno in fumo, visto che sarà la Germania che continuerà a dettar legge a Bruxelles nella sua qualità di paese “più virtuoso”.

Ora è chiaro che i “primi della classe”, visti da quelli che non sono i più studiosi, sono quasi sempre antipatici. Ma va anche detto che la determinazione con la quale frau Merkel si mostra implacabile con le “cicale” mediterranee ha anche una sua spiegazione. E’ vero infatti che la Germania è una “Potenza” economica e, in quanto tyale, molto ricca. Ma è altrettanto vero che presi individualmente, i cittadini tedeschi, eccezion fatta per alcune isole felici (Berlino, Francoforte, Amburgo) non si sentono tali.

“La Germania si sente molto meno ricca di quanto immaginano I suoi vicini del Sud – spiega Ulrike Guerot – dell’Europea Council on Foreign Relations di Berlino -. La Germania del benesse coesiste con un paese molto povero, segnato da redditi terribilmente bassi, infrastrutture fatiscenti, budget locali e regionali scarsi, invecchiamento della popolazione, forza lavoro in calo. Il dibattito interno Tedesco si concentra sempre più sulle disparità di reddito, la crescente povertà nazionale e le tensioni sociali che queste tendenze stanno producendo”.

All’inizio del 2000, dopo la riunificazione con la Germania est, la Repubblica federale era sull’orlo dell’abisso. Le riforme avviate dal socialdemocratico Gerhard Shroeder e terminate dalla democristiana Merkel non sono state indolori. Sul mercato del lavoro sono stati introdotti elementi di flessibilità e, sopatutto, si sono portati sul mercato del lavoro coloro che ne stavano ai margini e vivevano di sussidi: stare a carico dello stato, oggi, è molto meno redditizio di dieci anni fa.

Questo ha permesso di aumentare il numero degli occupati. Oggi 7,5 milioni di tedeschi, sopratutto studenti e casalinghe, hanno un ‘minijob’, un posto di lavoro che perfmette di guadagnare fino a 450 euro al mese senza essere tassati. Ci sono 800mila lavoratori a tempo determinato, una forma contrattuale del tutto sconosciuto fino a 15 anni fa.Oggi coloro che lavorano “per un basso reddito”, cioè per un salario inferiore del 20% alla media nazionale, sono più del 20% del totale.

Sapendo che deve rispondere ad una popolazione – un elettorato – che ha fatto ricco il paese pagando di persona, l’atteggiamento rigoroso della Merkel diventa se non pienamente condivisibile più comprensibile. L’errore, probabilmente, è che la Merkel si limiti a gestire la situazione contingente senza avere un grande progetto per l’Europa. Se lo avesse, e facesse in modo che gli altri paesi, sopratutto mediterranei, ne fossero consapevoli, probabilmente lo scontro tra la Germania e le “cicale” mediterranee potrebbe trasformarsi in dialogo. Magari costruttivo.
Carlo Rebecchi

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