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DIETRO LE QUINTE/ Renzi teme il blitz sulle regole ma è pronto alla controffensiva

«Non so se oggi comincia la mia corsa per la segreteria». Non si fida, Matteo Renzi. Teme che sul finale gli giochino uno scherzetto, gli avversari interni al Pd. Quando l’assemblea che lancerà il congresso è già iniziata, non ha ancora in tasca l’accordo sulle regole di quella partita. E non molla la presa, pronto anche a giocarsi il tutto per tutto domani mattina, quando prenderà la parola davanti all’assise del partito. Intanto avverte: «Le primarie devono essere spalancate, non aperte». La data l’8 dicembre? «Basta non sia Natale…». All’Auditorium di via della Conciliazione il sindaco di Firenze arriva in taxi, ultimo tra i ‘big’ del partito, quando il segretario Guglielmo Epifani ha già preso la parola. I suoi lo informano che il tavolo per le regole del congresso non è ancora chiuso: non c’è l’accordo sulle tappe delle assise, nè sulla data. Neanche i suoi contatti telefonici con l’altro candidato di punta, Gianni Cuperlo, sono stati risolutivi. Nella commissione per le regole il braccio di ferro tra renziani e bersaniani prosegue a oltranza. Ma non di una questione personale, si tratta: «Non ho nessuna animosità o razzismo nei confronti di Renzi», assicura Pierluigi Bersani. E spiega che il congresso è pronto a farlo «anche domani mattina». Il sindaco, intanto, arriva nella sala dove Epifani sta parlando e prende posto in fondo. Attorniato dai deputati renziani, quasi tutti con il badge da ‘ospitè e non da ‘delegatò, perchè quando si è celebrato l’ultimo congresso la falange renziana ancora non era una realtà, nel partito. Insieme ai suoi Renzi ascolta il segretario dire che, su proposta dei vicepresidenti, la data dell’assise sarà l’8 dicembre. E restano – confidano – spiazzati: «Ma come, non è ancora in corso il tavolo per le regole?». Renzi, spiegano, sarebbe anche pronto ad accettare quella data e non il 24 novembre, come reclamavano. Ma in cambio, si aspettano di ottenere una soluzione gradita sulle regole: «Non possono pensare di prendersi tutto». «Domani parlerò», sono le uniche parole che Renzi concede ai giornalisti ad assemblea conclusa. «Aspetto di conoscere le regole», ripete come un mantra. Poi in tv, a Lilli Gruber ribadisce che il congresso «sarebbe stato meglio farlo subito», perchè il Pd la smetta di parlare di regole e si occupi «del Paese». Poi però aggiunge:«Pare abbiano deciso per l’8 dicembre. Basta non sia Natale, visto che abbiamo già preso l’Immacolata». Quella data, fa capire, sarebbe anche pronto ad accettarla. Basta che le primarie siano «non aperte, ma spalancate, senza barriere». Sulle regole, spiegano i suoi, se non si raggiungerà un accordo in nottata, il sindaco è ancora pronto ad andare alla conta in assemblea (sebbene non abbia la certezza di avere la maggioranza), dopo aver preso la parola per dire la sua. Intanto, tiene viva la pressione su quello che più che un «governo di servizio, sembra un’area di servizio, dove ognuno prende quel che vuole». A Enrico Letta è pronto a dare «non una, ma due mani», ripete. Purchè il governo pensi al Paese e non «alle seggiole». Se sarà segretario (pronto poi a candidarsi da premier) farà sì, spiega, che la voce del Pd nell’esecutivo si senta forte. Senza parlare più dei problemi di Berlusconi. Ma la partita, domani, è un’altra. «Spero che saremo tutti d’accordo» sul congresso, «perchè se non le cambiamo noi le cose, temo che non le cambi nessuno», dice Renzi. Perchè «le cose vanno cambiate, non solo le persone, ma le liturgie, le regole…». Domani farà di tutto per non uscire sconfitto da quelle liturgie. Poi, entro «una quindicina di giorni», annuncerà ufficialmente la sua candidatura.

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