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Svolta di Obama su Iran e Siria. Da Assad i primi dati sui gas

Dal linguaggio delle armi a quello della diplomazia. Per il presidente Obama, la svolta nel confronto con Teheran e Damasco è arrivata in maniera repentina, ma ora Stati Uniti e Russia preparano assieme una risoluzione dell’Onu «forte e ferma» sulla Siria. E le cose sembrano funzionare. Assad – così come gli era stato imposto una settimana fa da Kerry e Lavrov a Ginevra – ha consegnato una prima relazione sul suo arsenale di gas letali alle autorità internazionali e pensa a un cessate il fuoco se ci sarà la conferenza di pace Ginevra 2. Mentre il presidente iraniano Rohani si è offerto di «facilitare» il dialogo tra regime siriano e opposizione, dicendosi pure aperto a negoziare sul dossier nucleare di Teheran. Dopo aver fatto rullare per settimane i tamburi di guerra per ‘punirè il presidente Bashar al Assad e mandare ‘un chiaro messaggiò a Teheran, l’amministrazione Obama è ora impegnata in una vasta campagna diplomatica, che presenta molte incognite, ma che di certo ha cambiato radicalmente l’atmosfera. Dietro le quinte, alla Casa Bianca riconoscono che a questo punto si è però arrivati in maniera davvero confusa, scrive oggi il New York Times, parlando di impreviste mosse da scacchi da parte dei tre maggiori avversari degli Usa: il presidente russo Vladimir Putin, il suo collega siriano e i mullah iraniani. E in questo quadro è certamente suggestivo il fatto che in maniera più che insolita, Putin, Assad e Rohani siano venuti allo scoperto parlando direttamente agli americani attraverso i grandi media Usa: il primo con un articolo sul New York Times, il secondo con due interviste tv alla Pbs e alla Fox, e il terzo con un editoriale sul Washington Post. L’amministrazione Obama ha sempre detto di volere una soluzione politica alla crisi siriana, che va avanti da due anni e mezzo e ha causato oltre 100 mila morti. Pochi giorni fa lo ha ancora ribadito in Senato il segretario di Stato John Kerry, spiegando che il «limitato» blitz aereo che gli Usa si apprestavano lanciare non aveva lo scopo di cambiare tale prospettiva. Al tempo stesso, Obama, Kerry e diversi esponenti dell’amministrazione hanno però rivendicato il merito della svolta alla «credibile minaccia» sollevata dal presidente. Vari commentatori hanno affermato a loro volta che il cambio di direzione è stato impresso da Mosca, che pur avendo in fondo solo limitati interessi in Siria, finora aveva bloccato ogni possibilità di un’azione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ora si è così imposta come vera potenza mondiale. Altri hanno affermato che il vero motore della svolta è stato l’Iran, che ha disperato bisogno di venir fuori dall’isolamento e dalle sanzioni Usa e internazionali, e ha anche in comune con Washington la necessità di impedire che jihadisti legati ad al Qaida guadagnino spazio e influenza nella regione. Resta però il fatto che Rohani ha scritto che è ora di «muoversi oltre gli impasse, sia in relazione alla Siria, o al nostro programma nucleare, o alle relazioni tra Iran e Usa». Il Nyt ha notato che Teheran potrebbe mettere sul piatto la chiusura dell’impianto nucleare di Fordo, ritenuto invulnerabile ad eventuali attacchi aerei. Voci da verificare. Come ogni apertura da parte di Teheran deve essere sottoposta a vari «test», per usare le parole di Kerry. Per non parlare dell’allarme espresso dal premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha esortato a non fidarsi dei «discorsi disonesti del presidente iraniano» (le cui aperture sono state minimizzate poche ore più tardi come ancora «non sufficienti» dal vice consigliere della sicurezza nazionale di Obama, Ben Rhodes). O di coloro che dicono di non fidarsi di Assad. Sulla spinta dell’accelerazione degli ultimi giorni, le prime verifiche non tarderanno comunque ad arrivare. Martedì prossimo, all’Assemblea generale dell’Onu, parleranno dal podio prima Obama e poi Rohani, e tra i due potrebbe anche esserci un faccia a faccia: non è in programma, ma c’è chi non lo esclude, e sarebbe il primo tra i leader dei due Paesi dalla rivoluzione islamica del ’79. Al contempo, dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio di Sicurezza il testo della risoluzione sulla Siria: e lì si vedrà il vero livello di accordo tra i grandi.

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