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Falcognana, la discarica fa paura. E mandano in corteo i bambini


E’ una mina che né il commissario governativo, né il sindaco, né il presidente della Regione riescono a disinnescare. Eppure il 30 settembre si celebra il Malagrotta day, la chiusura parziale della discarica che qui ha determinato il destino di ogni politica dei rifiuti romani. E’ emergenza, tutto è deciso, ma la gente non ci sta. Da Marino, e dalle frazioni limitrofe al Santuario del Divino Amore, dove il commissario straordinario vorrebbe realizzare la nuova discarica di Roma, si sono uniti in 15 mila in un serpente che è partito da piazza della Repubblica ed è finito a Santi Apostoli. Nessuna bandiera di partito e nessun politico. I cittadini pronti a vendicarsi: “Ce ne ricorderemo alle prossime elezioni”.
Con i bambini in prima fila e un dispiegamento di forze di polizia da corteo no global che guarda il primo corteo di “bimbi arrabbiati” della storia della città. Mille bambini per dire di no. No alla discarica della Falcognana, no a una gestione del ciclo dei rifiuti che punisce i cittadini invece di dare soluzioni. Perché se è vero che il prossimo 30 settembre chiuderà la discarica più grande d’Europa, la “maledetta Malagrotta”, è pur vero che ne aprirà un’altra. Presidente di Regione Zingaretti, sindaco Marino e Commissario straordinario all’emergenza che dura ormai da anni attendono solo che il ministro per l’Ambiente dia il via libera per portare quota parte dei rifiuti trattati a pochi passi dal santuario del Divino Amore. Il resto, circa mille tonnellate al giorno, andrà probabilmente in Romagna dove verrà bruciato per produrre energia. E per i romani sarà il salasso.
Non è tanto l’immondizia a spaventare. Se fosse vero che la Falcognana aprirà il primo ottobre e durerà solo due anni, al limite si potrebbe negoziare, ma l’esperienza di Malagrotta insegna e quindi in piazza ha sfilato la paura. Ma la rivolta anti-discarica e ormai anti-politica si è data appuntamento lunedì al Consiglio Regionale e sull’Ardeatina il prossimo 30 settembre. Quel giorno faranno sul serio per attirare l’attenzione. E’ successo già a Corcolle e Riano. La speranza di un quadrante di Roma e un pezzo dei Castelli Romani è appesa alla politica. Si è seduta sui rifiuti per cinque lustri, ora ha trovato la soluzione: punire pochi con una decisione mai negoziata e con punti oscuri e mandare il resto all’estero.

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