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Melania, chiesta la conferma dell’ergastolo per Parolisi

Ancora ergastolo. Per il caporalmaggiore, Salvatore Parolisi, nella prima udienza in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila, il procuratore generale, Romolo Como, ha chiesto, a 11 mesi dal pronunciamento della condanna di primo grado, il 26 ottobre del 2012, di confermare il carcere a vita, comprese le aggravanti. Lui, secondo il pg, l’autore dell’omicidio della moglie, Melania Rea, il 18 aprile del 2011 con 35 coltellate nel boschetto di Ripe a Civitella del Tronto (Teramo). Spera invece Parolisi. La difesa si affida alla richiesta di nuove perizie, parla di «punti oscuri» e confida nell’equilibrio della Corte per un «processo non emotivo». Determinante, in questa fase dell’Appello, la partita delle aggravanti. Lo fa presente il legale della famiglia Rea, Mauro Gionni: «Se non vengono confermate non si può applicare la sentenza all’ergastolo». Ed è proprio alla cancellazione di una delle tre aggravanti (crudeltà, minorata difesa e vilipendio del cadavere) che puntano gli avvocati difensori di Parolisi, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, per ridurre la pena dal carcere a vita alla pena di 30 anni, nonostante questi ultimi abbiano pubblicamente ammesso che sono fiduciosi in una assoluzione attraverso l’approfondimento delle indagini con nuove perizie. In tal senso, hanno presentato un’istanza che sarà discussa lunedì al termine del processo, che però ha poche probabilità di essere accolta. Nella lunga udienza di oggi protagonista un pò a sorpresa è stato il Pg Como che ha bacchettato il giudice di primo grado apostrofando le motivazioni come «imprecise e male impostate», ed esprimendo dubbi sul movente («è verosimile che sia collegato ai rapporti con la moglie») e sulla presenza di Parolisi a Colle San Marco e a Civitella («sono compatibili con l’accusa di omicidio»). Secondo il Pg questa situazione «non comporta effetti sulla sentenza». Altre due le udienze dell’Appello, venerdì 27, giorno dedicato alla difesa e alle dichiarazioni spontanee dello stesso Parolisi dietro consiglio dei suoi legali. «Esiste un contrasto su prove decisive tra i Ris e i giudici – ha spiegato Gentile – uno dice che ci sono impronte dei piedi, uno dice che ci sono impronte di mani, chiediamo se sono mani di chi sono e se sono piedi di chi sono». Lunedì 30 settembre è prevista l’ultima udienza quando con molta probabilità verrà pronunciata la sentenza. Oggi i lavori sono iniziati alle 9,00 in punto. Poco prima Parolisi, in jeans, camicia rossa e con un giubbetto nero, è arrivato a bordo del cellulare della polizia penitenziaria da Teramo, dove è recluso nel carcere di Castrogno. Alle 17.45 l’uscita dall’Aula scortato da un imponente cordone di sicurezza che ha impedito foto e riprese «Melania non ce la ridarà nessuno, neppure i soldi di Parolisi. Noi saremo tranquilli solo con la conferma dell’ ergastolo. Solo così ci sarà giustizia per Melania e per tutti gli orrendi omicidi. Serve una sentenza esemplare perchè certi gravissimi fatti non accadano più», sbotta il fratello di Melania Rea, Michele, pensando alle tante altre donne uccise. «È stata una giornata molto pesante per noi papà è uscito dall’Aula perchè non ha retto alla pressione, non è facile per noi ma continuiamo a essere una famiglia forte». Una giornata, secondo Gionni, «che ha aggiunto certezze quindi si è rafforzata la colpevolezza di Parolisi». M11-GU

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