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Il Pd in fibrillazione, salta il governo e si “congela” il congresso?

Dopo che per giorni il Pd ha guardato le mosse del Cavaliere con preoccupazione ma anche pensando al bluff, tra i Dem si concretizza il pessimismo sulla durata delle larghe intese. Indipendentemente dall’area, infatti, tra i dirigenti del Pd c’è l’idea che il Pdl abbia ormai dato via allo show down. E che, anche nel caso la verifica di governo abbia un esito positivo, ci sia la determinazione a logorare Letta ogni giorno. Anche per questo la durezza dell’intervento del premier da New York è stata apprezzata da tutte le anime del partito. Ed agevolerà il dibattito di domani alla direzione del Pd che si concentrerà, gioco forza, sulla complicata situazione politica. Con quelle parole, tra l’altro, il premier si è in qualche modo anche ‘copertò dall’eventuale fuoco amico che, qualora fosse stato più morbido, sarebbe potuto scattare in direzione. L’appuntamento di domani sarà aperto da una relazione politica del segretario Guglielmo Epifani nella quale verrà ribadito quanto chiesto oggi in coro da tutto il Pd: una verifica con il Pdl che serva da viatico per i prossimi mesi o, in caso dovesse fallire, che metta in chiaro le responsabilità sull’eventuale caduta del governo. Un’eventualità che, appunto, viene ormai messa in conto da tutti. E che, per molti, dovrebbe portare a una riflessione anche sul congresso. «Se c’è la crisi viene prima il Paese», dice Gianni Cuperlo, interpellato sull’eventualità di un rinvio del congresso in caso la situazione precipiti. Parole che hanno destato qualche allarme in area renziana. Matteo Renzi, infatti, che domani parteciperà alla direzione, resta guardingo sul congresso e, specie in un momento in cui, di fatto, sulle regole non c’è ancora nulla messo nero su bianco, continua a sospettare che ci sia chi vuole rinviarlo a data da destinarsi. In ogni caso un’intesa di massima sulle regole c’è e dovrebbe essere oggetto di un ordine del giorno da votare domani. Ci sarebbe intesa anche sul ‘patto tra gentiluominì tra i candidati per far correre altri esponenti Pd oltre al segretario alle primarie per Palazzo Chigi. Anche perchè – fa notare maliziosamente qualcuno – allo stato, se si decidesse di fare solo le primarie per il candidato premier e ‘congelarè il congresso, Statuto alla mano, l’unico che potrebbe correre per Palazzo Chigi sarebbe Guglielmo Epifani. Nel caso si andasse alla sola competizione per la premiership – ipotesi che pure qualcuno non scarta – un’ala del partito chiama in causa direttamente Letta. «Il nostro congresso – dice Stefano Fassina – non serve a scegliere il candidato premier, il premier lo abbiamo già» e sarebbe «quasi da ricovero» una situazione per cui «saremmo l’unico partito al mondo che mentre esprime il presidente del Consiglio fa le primarie per il candidato premier». Fassina interviene ad una manifestazione a sostegno della candidatura Gianni Cuperlo nella quale oltre a Pier Luigi Bersani e ai ‘bersanianì a sostegno del competitor di Renzi si è schierato anche Franco Marini. Alla manifestazione si sono fatti vedere, anche, tra gli altri, Roberto Speranza, Anna Finocchiaro, Walter Tocci, Cesare Damiano, Enrico Gasbarra e Alfredo Reichlin.

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